Centosedici femminicidi nel 2016: maglia nera al Nord. La mappa

25 novembre 2016 ore 13:00, Micaela Del Monte
Centosedici. Un numero enorme se si considera che si parla di vite umane, o meglio, di donne uccise dai compagni, mariti, ex e non solo che non trovano altro modo di sfuggire all'abbandono al di fuori di quello di uccidere. Così dall'inizio del 2016 son più di cento le donne che si sono viste portare via un futuro da chi, in un modo o nell'altro, era al loro fianco. 116, più di una ogni tre giorni, appena il 3,3% in meno rispetto alle 120 dello stesso periodo dell’anno scorso. Al Nord spetta la maglia nera. L’età media delle vittime è di 50,8 anni, l’arma da taglio è quella più usata (in un caso su 3), gli uomini sono il 92,5% dei killer. Tra il 2000 – anno record con 199 donne uccise – e il 2016, sempre secondo l’Eures, le donne vittime di omicidio in Italia sono state oltre 2.800, un numero tale da connotare il fenomeno “come un fenomeno di carattere sociale”.

Anche nei primi dieci mesi del 2016 è il nord a confermarsi l’area geografica a più alto rischio di femminicidio, con ben 62 donne uccise (il 53,4% del totale), davanti al sud con 31 (26,7%) e al centro con 23 (19,8%). Rispetto all’analogo periodo del 2015, crescono i femminicidi consumati al nord (+26,5%, da 49 a 62) e al centro (+53,3%, da 15 a 23), calano quelli commessi al sud (-44,6%, da 56 a 31). A livello regionale la Lombardia detiene il triste primato di regione con il più elevato numero di donne uccise (20 nei primi 10 mesi del 2016, una ogni due settimane) davanti a Veneto (13), Campania (12, ma erano state 30 l’anno prima), Emilia Romagna (12), Toscana (11), Lazio (10) e Piemonte (10).

Centosedici femminicidi nel 2016: maglia nera al Nord. La mappa
Anche nel 2016 la famiglia (con 88 donne uccise, pari al 75,9% del totale), si conferma principale contesto omicidiario, in linea con quanto rilevato da tutte le precedenti analisi. Decisamente meno frequenti risultano i femminicidi tra conoscenti/infragruppo (6%), quelli consumati nell’ambito della criminalità comune (4,3%), quelli scaturiti da conflitti di vicinato (2,6%), all’interno di rapporti economici o di lavoro (1,7%). Un unico caso – quello di una prostituta di 47 anni seviziata e uccisa in provincia di Bologna – è ascrivibile a un serial killer. Tra gli 88 femminicidi familiari consumati tra gennaio ed ottobre, ben il 69,7% è avvenuto all’interno di un rapporto di coppia: 43 donne sono state uccise dal coniuge/convivente; 15 da un ex coniuge/ex partner e 2 da un partner/amante non convivente. Tra le altre figure familiari, quelle più “a rischio” sono le madri, con 14 vittime, pari al 16,3% del totale, nel 2016, seguite, con ampi scarti, dalle figlie (5 vittime).

Sono il movente passionale (29,3%) e quello della conflittualità quotidiana (31,7%) a “spiegare” il 60% dei delitti maturati in ambito familiare. Una quota significativa di donne (14, pari al 17,1% dei femminicidi familiari) è stata uccisa perchè malata o disabile, rientrando nella casistica dei cosiddetti omicidi “compassionevoli” , in cui però è l’incapacità dell’uomo di prendersi cura della compagna, più che il sollievo dal male, ad armare la mano omicida. Il disturbo psichico (conclamato) dell’autore ha motivato 10 femminicidi familiari nel 2016, mentre più sporadici risultano i casi di femminicidi familiari determinati da un movente economico (4), dalla presenza casuale (2), dall’affidamento dei figli (1) e dalla difesa della vittima principale (1).
nizio dell'anno

Secondo quanto riportato dall’associazione SOS Stalking da gennaio 2016 a metà novembre di quest’anno sono 102 le donne uccise in Italia, prevalentemente dal marito o dal compagno. Ancora troppe, anche se il dato è leggermente in calo del 9% rispetto allo stesso periodo del 2015, quando si contavano otto omicidi in più, per un totale di 116 in 12 mesi. Se confrontati con quelli dei due anni precedenti, i numeri risultano percentualmente in aumento rispetto all’anno 2014, che ha visto la triste conta di 110 vittime (al 25 novembre erano 98) e in calo rispetto al 2013, ‘annus horribilis’ in cui si sono registrati ben 138 femminicidi (al 25 novembre erano 120). 
 
“I dati confermano purtroppo che il trend continua ad essere costante e che, ciò nonostante, è calata l’attenzione da parte della politica, che tende a privilegiare tematiche referendarie da mesi, senza curarsi di mettere in cantiere misure di contrasto a questo triste primato - afferma l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente e fondatore dell’associazione SOS Stalking – È importante che le donne imparino a riconoscere le situazioni a rischio: anche piccole avvisaglie fatte di minacce, insulti o comportamenti sopra le righe, devono costituire spie di allarme. Per questo è necessario coltivare un’imponente opera di prevenzione istruendo i giovani all’empatia e all’educazione sentimentale già dai primi anni di scuola. Solo così si può alimentare la speranza che in futuro i numeri calino sensibilmente”.

E intanto a Roma sabato 26 novembre si terrà una manifestazione al grido di "Basta violenza maschile sulle donne" con tantissime adesioni raccolte dalla manifestazione nazionale "Non una di meno", che partirà alle 14 da Piazza della Repubblica e raggiungerà in corteo Piazza San Giovanni. Non solo la Capitale però scenderà in piazza contro la violenza, ecco la mappa degli eventi in tutta Italia.

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