Pensionati italiani all'estero 'sotto la lente': il Fisco a caccia di soldi

25 ottobre 2016 ore 12:07, Luca Lippi
Inizia la caccia ai pensionati all’estero, viene rubricata come una violenza nei confronti dei pensionati che cercano di sfuggire alla morsa fiscale italiana guadagnando potere d’acquisto della loro pensione in località dove il prelievo sull’assegno è praticamente dimezzato in alcuni casi nullo.
Il fisco acquisirà i dati di chi si è iscritto all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, e saranno i comuni a dover comunicare i nomi e le informazioni dei 4,5 milioni di italiani che sono andati ad abitare stabilmente fuori dai confini nazionali. Obiettivo, avviare controlli sui patrimoni degli espatriati, puntare il faro su ricchezze non dichiarate e su possibili attività che facciano pensare ad evasione di tasse e tributi italiani.
In realtà è il proseguimento dell’indagine che già l’Inps in tempi non sospetti ha avviato con l’operazione “Italians out”, scopo dell’operazione scovare i pensionati che, anche dopo la decisione di vivere all’estero, continuavano a percepire indebitamente la pensione sociale dall’Italia. Siamo dunque di fronte all’evoluzione di una ‘ricerca’ di chi con la scusa del tenore di vita disagevole espatria, ma non tutti sono transfughi per necessità.

Si può vivere all’estero con la pensione italiana?
Certo che sì, tuttavia per i pensionati che hanno intenzione di trasferirsi all’estero è bene sapere che non tutte le prestazioni erogate dall’Inps possono essere esportate all’estero.  Cosa significa questo? Che non tutte le pensioni che l’Inps erogate possono seguire il pensionato italiano che decide di trasferirsi all’estero, le prestazioni assistenziali, infatti, sono inesportabili. 
Tutte le prestazioni, quindi, slegate dal versamento dei contributi non possono essere erogate qualora il beneficiario non dimori nello Stato perché legate alla residenza di quest’ultimo.   
A differenza delle prestazioni previdenziali le prestazioni assistenziali non possono essere corrisposte al di fuori dello Stato italiano anche se il pensionato decide di trasferirsi in uno stato membro dell’Unione Europea grazie all’eccezione prevista dalla normativa comunitaria 1247 del 1992 dichiarando inesportabili per l’Italia le seguenti prestazioni:
-pensione sociale
-assegno sociale
-integrazione al trattamento minimo
-indennità erogate in favore di invalidi e mutilati
-pensione di inabilità civile
Per quanto riguarda, però, la maggiorazione sociale e il trattamento minimo, che sono a metà strada tra previdenza e assistenza, esiste una disciplina diversa che cassa l’inesportabilità, cioè non si può impedire di percepire la pensione ‘sociale o assistenziale’ all’estero i cui requisiti siano stati perfezionati entro il 31 maggio 1992 con decorrenza massima entro il 1 giugno 1992 e purché richieste entro il 1 giugno 1997. 
Quindi nel caso di queste prestazioni l’inesportabilità opera soltanto successivamente al maturamento dei requisiti in data posteriore al 31 maggio 1992. 
L’Inps con l’aiuto della guardia di Finanza ha recuperato già circa 16,5 milioni di euro. I soggetti indagati scoperti dalla GdF sono almeno 517 distribuiti in 19 regioni e 81 province.

Pensionati italiani all'estero 'sotto la lente': il Fisco a caccia di soldi

Attualmente  i pensionati che hanno deciso di approfittare della legislazione favorevoli di alcuni paesi per trasferirsi sono circa 500 mila e hanno scelto Paesi come Portogallo, Bulgaria e Spagna (Canarie). Nel 2014 i pensionati espatriati sono aumentati del 40%. 
Legittimamente, percepiscono una cifra vicina al lordo della loro pensione e vivono in Paesi che hanno un costo della vita inferiore rispetto al nostro. 
Le istruzioni dell'Agenzia delle entrate per i residenti all'estero prevedono che i redditi da pensione siano tassati in Italia, tranne che nei Paesi dove ci sono accordi contro la doppia imposizione. Alcuni Paesi hanno visto bene di fare concorrenza al fisco italiano e hanno abbassato l'aliquota sulle pensioni, attirando soprattutto i nostri pensionati. Iscritti al registro dei residenti all'estero anche loro. 
Nessuno li può accusare di evadere tasse, ma di elusione, magari, sì. Ad esempio se solo la residenza è all'estero mentre la dimora dovesse risultare ancora in Italia.
In realtà, più che una caccia per recuperare risorse sembra essere una costruzione di banca dati. Qualche tempo fa il presidente dell'Inps Tito Boeri segnalò l'alto costo per le casse pubbliche del fenomeno di pensionati italiani trasferiti insieme alle loro pensioni all’estero, e propose di ricalcolare gli assegni dei pensionati all'estero, tagliando la parte retributiva. Con una banca dati adeguata si potrà stimare il recupero e decidere se applicare in futuro il recupero di risorse a danno di chi sperava di salvare il salvabile.

autore / Luca Lippi
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