Omicidio Guerrina, 27 anni a Padre Graziano. Il marito: "Dica dov'è il corpo"

25 ottobre 2016 ore 12:42, Americo Mascarucci
Padre Gratien Alabi, conosciuto come padre Graziano, è stato condannato a 27 anni di carcere con l’accusa di aver ucciso Guerrina Piscaglia  e di averne occultato il cadavere. 
Guerrina è misteriosamente scomparsa il primo maggio 2014. Aveva detto che si stava recando in parrocchia ma poi non ha più fatto ritorno a casa.
E' stata vista l'ultima volta a Ca' Raffaello nel comune di Badia Tedalda (Arezzo), un piccolo paese dell'Appennino aretino al confine con Emilia Romagna e le Marche. 
Una sentenza quella contro padre Graziano che accoglie per intero le richieste del Pm Marco Dioni e che il legale del sacerdote contesta in toto annunciando ricorso in appello.
Il corpo della donna non è mai stato ritrovato: 
"Adesso Alabi dica dov'è", ha chiesto il marito di Guerrina Mirko Alessandrini. 
Inizialmente la scomparsa della donna fu ritenuta un allontanamento volontario, ma poi le indagini, affidate ai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Ersilia Spena, presero un'altra direzione quando le sorelle della donna riferirono fatti che sembravano smentire l'ipotesi di una fuga volontaria da Ca Raffaello. 

Omicidio Guerrina, 27 anni a Padre Graziano. Il marito: 'Dica dov'è il corpo'
Il 5 settembre 2014 Padre Gratien Alabi, frate congolese della parrocchia di Ca Raffaello frequentata da Guerrina, viene ascoltato dal Pm e da persona informata sui fatti diventa indagato per sequestro di persona.
Secondo l'ipotesi accusatoria la donna si sarebbe innamorata del sacerdote tanto da rendergli la vita impossibile. 
Padre Gratien, assistito dall'avvocato Luca Fanfani, sul principio si avvale della facoltà di non rispondere poi però nel corso del processo rilascia dichiarazioni spontanee che secondo gli inquirenti sarebbero poco attendibili.
Ad incastrare il frate ci sarebbero soprattutto un sms mandato ad un contatto che solo lui conosceva dal cellulare di Guerrina dopo la sua scomparsa, e il personaggio di "Zio Francesco" mai trovato e dunque per il pm "inventato". 
Il frate non tornerà però in cella fino a sentenza definitiva e al momento restano dunque in vigore gli arresti domiciliari che sta scontando nel convento romano dell'ordine premostratense.
I suoi legali attendono di conoscere le motivazioni della sentenza ma restano dell'avviso che il religioso sia innocente e che non esistano prove che possano inchiodarlo.
Poi il ricorso in Appello. 
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