Inchiesta. Benvenuti a Roma-Suk. Cominciamo dai rumeni

25 settembre 2013, Micaela Del Monte

Inchiesta. Benvenuti a Roma-Suk. Cominciamo dai rumeni
Dal centro commerciale “La strada” (Little Romania) alla Celestial Church of Christ degli africani, dall'Esquilino cinese a piazzale Manila dei filippini.


Dove sono, quante sono, cosa fanno, dove investono e dove si riuniscono le principali etnie immigrate nella Capitale. Africani, albanesi, arabi, bosniaci, cinesi, coreani, filippini, giapponesi, indiani, iraniani, moldavi polacchi, rom, romeni, russi, sudamericani, tibetani, turchi e ucraini. È l'indice arcobaleno delle comunità migranti presenti a Roma. Un vero e proprio “meltinpot” che convive nella Capitale e in alcuni casi ha un grosso potere economico. Sono impressionanti i dati relativi a questo fenomeno riportati dal rapporto “Il Lazio nel mondo. Immigrazione ed immigrazione” realizzato dal centro studi e ricerche Idos: oggi sono 543mila gli immigrati che vivono nel Lazio (11,8% del totale nazionale), il 237,6% in più rispetto al 2002 (statistica che rende questa regione la seconda in Italia per numero di immigrati sul territorio dopo la Lombardia), 252 famiglie hanno almeno un componente straniero e, a Roma, un decimo delle attività sono guidate da stranieri.

 

La maggior parte degli immigrati che arrivano nel Lazio provengono prevalentemente da: Europa (62%), Africa (10,8%), Asia (17,8%). I cittadini romeni sono la prima collettività in tutte le province laziali (179.469), seguono i cittadini albanesi (22.344), polacchi (23.826), filippini (29.746), marocchini (10.774), ucraini (17.142) e indiani (11.708).


L'età media degli immigrati nel Lazio è di 33,1 anni, (avendo gli immigrati in media 10 anni) mentre quella dei cittadini italiani è di 43 anni.


Nonostante la presenza massiccia di immigrati sul territorio laziale secondo gli indici del Cnel il Lazio si trova all'ultimo posto per inserimento sociale degli immigrati. E, tra l'altro, Roma è tra le città più ostili all'integrazione.


RUMENI. La comunità rumena (57.540 persone) stanziatasi a Roma comprende persone arrivate in Italia da sole o seguendo la rete di parenti e/o amici, alla ricerca di un lavoro e di condizioni di vita migliori di quelle che si possono ottenere attualmente in Romania. Le classi di età attestano una forte concentrazione nella fascia 19-40 anni che si dimezza nella fascia 41-60 anni. Statisticamente meno rappresentative sono le fasce degli ultrasessantenni e dei minori. La maggioranza degli uomini lavorano nell’edilizia e le donne come collaboratrici domestiche, ma non solo, lavorano anche nei negozi, negli alberghi e nei ristoranti, nella sanità ed assistenza sociale, alcuni hanno un lavoro autonomo. Il fatto che la Romania sia stata integrata nell'Unione europea ha costituito un fattore molto rilevante nell'immigrazione in Italia, ma già in seguito alla caduta del regime comunista si sono avuti i primi trasferimenti. A Roma i luoghi di ritrovo per i rumeni sono tanti, basta pensare che davanti alla Stazione Tiburtina (dove partono anche i pullman verso la Romania) è sorto un centro commerciale interamente made in Romania. È il primo in Italia e si chiama La Strada. Ma non solo: cartelli in lingua romena e money transfer, supermercati e librerie “a tema”. Ristoranti, pizzerie e discoteche. Una vera e propria “Little Romania” nella CapitalLa comunità rumena però non è una delle più integrate, a questo proposito è stata istituita l'Associazione Italia-Romania Futuro Insieme (IRFI). E' un'associazione di volontariato che promuove iniziative per favorire l'integrazione sociale dei giovani e delle famiglie romene nella realtà italiana. Ha lo scopo di valorizzare, coltivare e promuovere i rapporti interlinguistici ed interculturali tra italiani e rumeni. Lavora per promuovere un'immagine positiva del fenomeno migratorio e rinforzare la comunicazione fra le comunità locali ed i cittadini stranieri.


Loredana, 33 anni, è a Roma dal 2007 e a Intelligonews racconta: "Nei primi 3 mesi in Italia è stato piuttosto complicato, non conoscevo la lingua e confrontarsi con i romani è stato difficile. Adesso va meglio, lavoro per una famiglia per cui faccio le pulizie, cucino e quando necessario faccio la babysitter per uno dei figli che ha 10 anni. Vivo con mio marito da sola, ma sono molto affezionata alla famiglia per cui lavoro. Quando ho bisogno di lavorare un po' di più passo l'estate nella loro casa al mare, ormai mi sono ambientata e mi trovo bene. Quando non lavoro mi piace stare con i miei connazionali al parco e durante le feste nazionali rumene ci ritroviamo in chiesa dove festeggiamo tutti insieme".

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