Pomodori cinesi falsi Made in Italy: 11 arresti nelle mense scolastiche

25 settembre 2015, Luca Lippi
Pomodori cinesi falsi Made in Italy: 11 arresti nelle mense scolastiche
 Il fatto: ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli dopo che i Carabinieri hanno scoperto l'esistenza di una banda facente capo a un imprenditore che opera nella refezione scolastica. Per mezzo di amministratori e dirigenti pubblici e con la complicità di altre persone, il gruppo - secondo gli investigatori - avrebbe ottenuto l'aggiudicazione di appalti per la fornitura di pasti in scuole delle province di Napoli, Avellino e Salerno, determinando l'esclusione dalle gare delle ditte concorrenti, anche con la promessa di posti di lavoro per parenti e amici.

LE MENSE SOTTO'INCHIESTA: Le mense finite sotto la lente di ingrandimento della magistratura, sono quelle delle scuole materne ed elementari di Casalnuovo e Sant'Agnello (Napoli), Montoro Inferiore e Solofra (Avellino), Maiori e Padula (Salerno).

I POMODORI CINESI: etichettavano confezioni di pomodori provenienti dalla Cina per farle falsamente risultare come prodotte in Italia: è una delle circostanze emerse nell'ambito dell'inchiesta. Dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino, e dai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto, è emerso che il cibo servito nelle mense scolastiche al centro dell'inchiesta sarebbe stato di scadente qualità (in alcuni casi scongelato e ricongelato). E' capitato talvolta che i bambini si siano sentiti male dopo aver pranzato in mensa a scuola. 

L'INDAGINE. E' partita nel 2012 e gli inquirenti sono convinti che il gruppo si serviva di referenti territoriali, in particolare donne, le quali, forti dei rapporticon alcuni membri delle commissioni di gara, li veicolavano fornendo informazioni  negative sul conto delle altre aziende concorrenti a volte creando dei veri dossier del tutto falsi per screditare le altre aziende. Sempre secondo l'accisa, tutto veniva ricambiato con l'assunzione dei familiari dei componenti i presunti malavitosi presso le imprese che vincevano gli appalti. Ruolo centrale (secondo gli inquirenti) lo avrebbero svolto gli amministratori pubblici che avrebbero cambiato in corso di gara le regole per favorire le aziende segnalate. Le perquisizioni dei carabinieri sono state fatte nelle sedi delle società, le abitazioni e gli uffici dei pubblici ufficiali indagati. 

Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni degli inquirenti l'inchiesta è scattata dalla documentazione sequestrata nel corso di un'operazione che, nel luglio 2013, portò all'esecuzione di misure cautelari nei riguardi di sei persone che avevano attuato gli stessi metodi negli appalti pubblici relativi alla refezione dell'ospedale Cantalupi di Capri e di mense scolastiche di altri Comuni, fra i quali Ischia.   

autore / Luca Lippi
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