Ddl Cirinnà, Adinolfi: "Renzi non vuole questa legge"

25 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Ddl Cirinnà, Adinolfi: 'Renzi non vuole questa legge'
La legge “è su un binario morto perché Renzi non la vuole e non può permettersi di avere contemporaneamente contro la piazza ‘rossa’ e quella ‘bianca’”. Non ha dubbi Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce che nella conversazione con Intelligonews rilancia il nodo politico che ostacola il varo della legge e rivendica l’azione del Comitato 20 giugno, pronto a “portare in piazza il Paese”.

Cosa c’è dietro lo slittamento del ddl Cirinnà?

«Ci sono dati tecnici e un dato politico. I dati tecnici sono relativi all’ingorgo al Senato, per altro già noto, tra riforme e legge di stabilità. Per altro noi da mesi sul quotidiano La Croce abbiamo segnalato che il ddl Cirinnà non sarebbe stato approvato entro ottobre. Il dato politico è molto semplice: quando Renzi ha a cuore un provvedimento, sappiamo bene e lo abbiamo visto con il Jobs Act, la riforma della scuola, mette il suo peso e riesce a forzare anche le tempistiche che se lasciate alla dialettica parlamentare sarebbero lunghissime. Ora, se Renzi non mette il suo peso sul ddl Cirinnà e scelte di lasciare questa legge in qualche modo orfana, la lettura da trarre immediatamente è che Renzi non è un sostenitore del ddl Cirinnà»

Perché?

«Secondo me ha un’idea un po’ vaga della questione unioni civili, ma sicuramente non apprezza il ddl Cirinnà. In realtà, lo disse in un’intervista ad Avvenire circa un anno fa quando sostenne che quel ddl doveva essere ritirato perché il governo avrebbe assunto una sua iniziativa. Iniziativa che poi non ha assunto»

Malan a Intelligonews sostiene che il vero obiettivo della legge è il via libera all’utero in affitto. E’ una lettura corretta?

«Ha ragione Malan, non so dire se il Pd vuole questo perché il Pd è una federazione di varie entità, ma sicuramente i proponenti del ddl Cirinnà, cioè quelli che ne hanno la regia ideologica, non avrebbero mai rinunciato a due questioni-chiave: la grande questione dirimente dell’utero in affitto e la questione della reversibilità della pensione. Due elementi che di fatto, equiparano le unioni civili al matrimonio. Nella mediazione, i proponenti hanno concesso qualcosa sui nominalismi ma, nonostante lo abbiano negato, questa legge tende legittimare la pratica dell’utero in affitto».

Il popolo del 20 giugno tornerà in piazza?

«La piazza è lo strumento che serve a mettere in chiaro la forza di una posizione. La manifestazione del 20 giugno è stata lo spartiacque: prima il ddl Cirinnà sembrava andare veloce come il vento; dopo si è piantato, non muove più un passo. Tutto ciò significa che noi oggi prendiamo atto positivamente di un dato: la vittoria del popolo di piazza San Giovanni che ha cambiato le sorti della storia italiana su questo argomento. La politica ne ha preso atto e la ragione vera è perché il Paese non sostiene quel progetto di legge. Nel caso dovessero tentare qualsiasi altra forma di forzatura, torneremo in piazza non coi numeri del 20 giugno, ma con numeri quattro volte più grandi. Anche perché va considerato che abbiamo preparato la manifestazione del 20 giugno in 18 giorni e senza neanche sapere noi quale sarebbe stata la vera dimensione del nostro popolo, e quindi con tutti i limiti del caso. Noi di fronte a eventuali forzature, porteremo in piazza il Paese e questo è il motivo vero per cui il ddl Cirinnà va in un binario morto: Renzi non può permettersi di avere contemporaneamente  la piazza “rossa” della Cgil e della sinistra arrabbiata e la piazza, chiamiamola “bianca” delle famiglie che hanno detto no a questa legge»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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