Crisi globale: la Cina è vicina? Lo è di più la debole Russia

26 agosto 2015, Luca Lippi
Crisi globale: la Cina è vicina? Lo è di più la debole Russia
La Cina avrebbe dovuto superare gli Stati Uniti secondo i “mandarini di casa nostra”, tipico errore di chi non guarda oltre il proprio naso. La Cina non è “piccola” ma lo è politicamente, e di strada ne deve fare prima di avvicinarsi agli Stati Uniti, nonostante abbia coperto enormi distanze sul piano finanziario e industriale sbarcando in ogni modo sui mercati extra territoriali diventando un punto di riferimento in Asia. 

Nonostante l’ottimo lavoro compiuto dai burocrati cinesi il fatto di essere usciti dal guscio li espone ad un’attenzione particolare da parte dei “concorrenti”, è quindi prevedibile che la Cina debba prepararsi a una serie di “terremoti” tipici dell’attraversamento di fasi storiche epocali (con buona pace degli ottimisti “anti” per principio).

Il problema geopolitico è “il Pacifico”! Sia gli Usa che Pechino desidererebbero l’egemonia sul Pacifico, ma nulla di più. Il confronto è lontano dal diventare uno scontro finanziario, gli Stati Uniti sono superiori nell’industria avanzata, sono superiori per dimensione delle banche e per una lunga esperienza internazionale con le proprie multinazionali, a questo si aggiunge il fatto che una guerra finanziaria sarebbe del tutto inutile perché non sposta gli equilibri globali almeno per i prossimi venti anni.

La Cina è un alleato commerciale degli Usa e giocano su un terreno commerciale dove ciascuno ha vantaggi ma che non si sovrappongono. Tuttavia l’America ha alleati in Asia mentre la Cina è ancora lontana dall’avere rapporti di cooperazione con altri Paesi dell’are asiatica (avevano il Myanmar ma lo hanno perso).

Qualcuno potrebbe sollevare la questione che la Cina astutamente vuole rastrellare debito americano, ed è falso per due motivi; primo perché non è vero (detiene appena il 7% del debito americano) e secondo perché se cercano di fare entrare dollari non è per ricattare gli Usa ma solo per tenere basso lo yuan. E’ quindi inutile continuare a perdere tempo con teorie di guerre commerciali, ci sono solo schermaglie valutarie che fanno parte dell’ordinaria amministrazione finanziaria dei Paesi.

Il problema vero deve ancora venire per la Cina; il paese è abituato a gestire terremoti geologici, chissà se sarà altrettanto capace di controllare i terremoti finanziari che devono ancora venire.

L’attuale crisi è solo un assestamento, i problemi veri sono la gestione sociale (aumento veloce del ceto medio) e quella commerciale con l’aumento di forti gruppi industriali che tenderanno “per convenienza” a trattare o scontrarsi col governo centrale (partito stato).  Conosciamo bene il potere della finanza che sostiene l’imprenditoria, sempre disposta a finanziare gli imprenditori con lo scopo di sobillare ribaltoni per togliere il tappo ai movimenti speculativi che sono ossigeno per le banche di qualunque Paese. Per questo motivo il partito stato interviene direttamente e controlla i mercati interni finanziariamente (con scarso successo invero).

In sostanza, il vero terremoto in Cina sarà causato dallo scontro di due masse tettoniche, le politiche economiche si stanno muovendo verso la liberalizzazione, e le politiche sociali che si stanno muovendo verso l’autocrazia. Questo non significa che la Cina sia sull’orlo dell’abisso, piuttosto significa semplicemente che ci vorrà ancora molto tempo prima che possa competere per il primato internazionale con gli Stati Uniti.

L’unico paese “socialista” che ha passato un grosso sconvolgimento ed è in fase di riassestamento, è la Russia. Ad essa il compito di contrastare nei prossimi anni gli Usa. Ovviamente non sarà sola a mettersi sulle spalle questo fardello, ma certamente è la più attrezzata politicamente a farlo. E’ debole finanziariamente, ma con la Brics è pronta nei prossimi cinque anni a rimodulare il dominio finanziario, non a caso gli Usa sono occupati a creare problemi a Putin senza temere le scosse Cinesi.

In realtà, le autorità cinesi temono l’esperienza sovietica: il crollo del partito e forse anche dello Stato, inevitabile. Mosca, pur apparendo meno incisiva di Pechino sul versante finanziario e mercantilistico, ha attuato, con immensi sacrifici, quelle sue riforme sociali, economiche e militari, rendendole coerenti tra loro, richieste da una vera politica di potenza e di slancio egemonico. Putin non sta puntando l’egemonia globale, sarebbe illogico, ma cerca il controllo dell’area asiatica che è strategica per Washington, quindi occhi puntati sul versante russo. 

Della Cina riparleremo fra una ventina di anni quando avranno sistemato le questioni politiche e attivato a regime la loro potenza manifatturiera.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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