Meeting Cl, Padoan parla di Def ma dimentica i numeri reali. Eccoli

26 agosto 2015, Luca Lippi
Meeting Cl, Padoan parla di Def ma dimentica i numeri reali. Eccoli
Inevitabile l’incipit del ministro sulla crisi dei mercati cinesi, ma il suo intervento deve essere stato impostato sulla politica interna perché vira velocemente per imboccare la via dell'ottimismo renzista.

Afferma che la Cina è una lezione per l’Europa, sostiene che l’Europa deve contare su se stessa senza sottovalutare l’importanza dell’export verso i Paesi emergenti. Nei fatti, però, l’Europa non ha mercato interno, col Ttip sta cercando di aprire nuovi canali ma inevitabilmente si ingolferà di merce Usa e comunque non può prescindere dal mercato asiatico per evitare di vedere merce marcire in magazzino. 

Riguardo l’Italia, lamenta una crescita troppo debole e insufficiente, soprattutto insufficiente in relazione alla ricchezza espressa dal nostro paese. Ignora le percentuali di concentrazione di tanta ricchezza, spesso in caveau ammuffiti con una resa pari a zero. 

I numeri veri in Italia che dovrebbero essere sottoposti all’attenzione della platea di Rimini sono che nonostante l’aumento delle tasse (non ignorabile) il 10% della popolazione del nostro paese (dati Istat 2015), sei milioni di individui rinunciano alle cure mediche per manifesta povertà. 

Se il ministro promuove di favorire la crescita col taglio della spesa e delle tasse, dovrebbe sapere che al dato sopra citato, aggiungendo il taglio alla sanità di 2,3 miliardi di euro previsto per l’anno in corso dal decreto legge “Enti Locali”,  la situazione è destinata solo a peggiorare.

Aggiunge il ministro Padoan: “Rendere facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza e fornire nuova occupazione: questo è uno dei principali obiettivi dell’azione di governo”.  Sarebbero i soldi di tutte quelle persone che vendono la nuda proprietà per sopravvivere ad assorbire la produzione? Confabitare nel 2014 registra un aumento del 20% delle vendite immobiliari in nuda proprietà (vendita di casa con il proprietario in uso dell’abitazione), una percentuale considerevole se si rapporta al tempo: circa un anno.

Chi vende in questa formula sono le persone anziane ed è un chiaro sintomo della condizione economica di questa categoria di cittadini che, magari anche per aiutare i figli, decidono di fruire subito di poco, ma sicuro, denaro contante invece che di un immobile che, se tutto va bene, in futuro potrebbe riacquistare valore.

Questa categoria crescente di consumatori dovrebbe essere il mercato in grado di assorbire un rilancio di consumo interno dopo aver “reso facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza”? Cosa applaude la platea di Rimini?

Chiosa il ministro “i pilastri della politica della crescita: una grande agenda di riforme strutturali, dal mercato del lavoro al sistema di giustizia civile, dalla pubblica amministrazione alla scuola che è la riforma chiave che crea il capitale umano. Poi c’è il capitolo della finanza pubblica: gli investimenti sono l’anima della crescita, la cosa più importante”. Tutto condivisibile, ma le risorse? Verrebbero dal taglio delle tasse? I conti reali dovrebbero suggerire alla platea di Rimini domande inevitabili invece di applausi a comando.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre tra il 2000 ed il 2013 le tasse locali sono aumentate di 32,6 miliardi di euro. E questo fa notare che il report della Corte dei Conti del 3 agosto forniva numeri sottostimati.

Nello stesso periodo i tagli ai trasferimenti effettuati dallo Stato sono stati di 18 miliardi di euro. Regioni e Comuni hanno ricevuto meno risorse ma con l’introduzione delle nuove imposte locali e con l’incremento di quelle già esistenti hanno aumentato le disponibilità finanziarie di 14,6 miliardi di euro.

Questo significa che i tagli operati dai Governi nazionali per risanare i conti pubblici non hanno determinato una riduzione degli sprechi della macchina amministrativa di Regioni e Comuni, ma hanno provocato un aumento del prelievo fiscale locale per il 48,4%, mentre quello statale è cresciuto “solo” del 36,1%. 

Che significa tagliare le tasse? Forse un vano tentativo di operare una insufficiente retromarcia su un terreno paludoso da cui non si riesce a uscire? E le risorse per operare le riforme?

Si augura “buon lavoro” al Governo, ma anche “buona fortuna” a tutti noi! Non c’è niente da applaudire.

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autore / Luca Lippi
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