Lavoro nero: i numeri nascosti che fanno “galleggiare” l’Italia

26 agosto 2015, Luca Lippi
Lavoro nero: i numeri nascosti che fanno “galleggiare” l’Italia
Mentre il governo rilascia dichiarazioni di intenti sulle politiche economiche d’autunno (che sono le medesime di primavera, estate passate e future), nessuno si pone la domanda di come sia possibile sopravvivere nelle condizioni attuali.

Abbiamo abbandonato le problematiche sociali al solleone con il grido d’allarme di Istat e Ocse che sventolavano report inquietanti sulla situazione del mercato del lavoro. 

Nello specifico è stato l'Ocse a definire «inquietante» il livello della disoccupazione giovanile in Italia, che si sta avvicinando ai livelli di Spagna e Grecia che sfiorano il 50%. Ma l'aspetto allarmante è la tendenza. 

In Italia la disoccupazione giovanile è in costante aumento mentre anche in paesi come Spagna e Croazia, anche se lentamente la percentuale dei senza lavoro sta scendendo. Lo stesso avviene a livello continentale. Secondo i numeri di Eurostat i disoccupati under 25 nell'Europa a 28 sono il 20,7% rispetto al 22,1% di un anno fa.

Eppure a guardarsi intorno, giovani in spiaggia e nelle discoteche se ne vedono, certo non campeggiano nei bar e nei ristoranti come piacerebbe all’ultraliberista di turno, ma certamente non si intravedono segnali da 44,2% di disoccupazione giovanile (Istat 31 luglio 2015).

La risposta è ovviamente nel lavoro nero! Due milioni di persone lavorano in nero e producono ogni anno 41 miliardi e 837 milioni di euro con un’evasione di 25 miliardi di imposte e contributi pari all’1,5% del Pil. Lo rivela la Fondazione studi del consulenti del lavoro sull’attività ispettiva di ministero del Lavoro-Inps-Inail del 2014 e dei primi sei mesi 2015.
Solo nel primo semestre individuati oltre 31 mila lavoratori in nero. Nel 2014 dalle ispezioni a 221.476 aziende sono emersi 77.387 rapporti in nero pari al 34,94% del totale. Nel primo semestre 2015 su 106.849 imprese sono stati individuati circa 31.394 occupati in nero, ossia il 29,38% del totale. 

In Italia ci sono 6 milioni di imprese registrate alle Camere di commercio oltre a un milione di realtà produttive non iscritte; tenuto conto che nel 30% delle aziende controllate è presente il lavoro sommerso, la stima nazionale è di oltre 2 milioni di persone (2.100.000) che ogni anno svolgono un’attività completamente non dichiarata.

E’ un paradosso, ma questo fenomeno crescente (peraltro assai superficiale perché è molto più elevato il numero di persone che a diverso titolo sbarcano il lunario) consente allo stato italiano di incassare Iva poiché queste persone “spendono”, e indirettamente consentono a diverse altre migliaia di persone e attività di sopravvivere. 

E’ evidentemente un fenomeno non auspicabile per il governo che individua diversi miliardi di evasione, ma siamo così sicuri che nelle condizioni attuali il paese sia in grado di rinunciare a una massa di liquidità circolante che consente il galleggiamento di una “economia” ormai arenata da anni?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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