Terremoto Amatrice: come ricostruire

26 agosto 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Federico Oliva, condirettore della Rivista Urbanistica e professore di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, è ottimista: "Superata l'emergenza delle tendopoli, che sorgono subito dopo il terremoto si fanno le costruzioni temporanee. I cosiddetti Map, i Moduli abitativi provvisori della Protezione civile. Ma questa parte temporanea deve davvero essere temporanea, durare due, tre anni, poi deve essere smontata. Così si fece in Friuli, dopo il terremoto del '76, che distrusse Gemona dove questo metodo ha funzionato. Negli anni della ricostruzione in molti si spostarono nelle campagne vicine per non restare in case provvisorie. Ma alla fine tornarono a 'casa'. E così è stato anche dopo il sisma del '97 in Umbria e nelle Marche del 1992 come nel 2012, nel terremoto in Emilia". 
Prosegue Federico Oliva: "Il sindaco di Arquata ha ragione, bisogna ricostruire, ci vorrà tempo. Ma si può fare, lì come ad Amatrice e Accumoli. Si faranno case nello stesso punto, magari non nello stesso modo. Saranno abitazioni dal punto di vista energetico più confortevoli, più adatte a famiglie di questo secolo. Se si affronta la ricostruzione con quello che abbiamo imparato, se si aspetta, si può fare".
Ora vediamo come sarà possibile ottenere fondi per la ricostruzione e ipotizziamo una procedura per farne richiesta replicando le esperienze precedenti perchè non c'è ancora alcuna disposizione e ordinanza per il recente sisma del centro italia.
Facciamo riferimento alla procedura di ricostruzione messa a punto dopo il terremoto in Abbruzzo (L’Aquila).

Prima di tutto è importante chiarire che la Protezione Civile provvederà a redigere una mappatura del patrimonio immobiliare delle zone colpite classificandola in relazione al danno subito. 
Per L’Aquila si usarono le lettere e presumibilmente sarà usato il medesimo criterio.
La classificazione è stata la seguente:
A) Edificio agibile
B) Edificio temporaneamente inagibile (tutto o parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento
C) Edificio parzialmente inagibile 
D) Edificio temporaneamente inagibile da rivedere con approfondimento
E, F) Edificio inagibile
L’ufficializzazione dell’esito di agibilità è effettuata dall’Amministrazione Comunale, che utilizza le forme più idonee per comunicare l’informazione ai cittadini. 
L’esito si considera definitivo e non è prevista nessuna ripetizione del sopralluogo, né con la stessa né con altre squadre di tecnici. Qualora il proprietario o il fruitore dell’immobile ravvisasse l’opportunità di integrare i dati riportati nelle pubblicazioni degli esiti, potrà compilare gli appositi modelli in distribuzione presso il Comuni di competenza, per poi riconsegnarli allo stesso Comune, che provvederà ad accorpare le segnalazioni ricevute. Inoltre, nei casi in cui il proprietario, o chi lo rappresenta, ravvedesse comunque la necessità di un nuovo sopralluogo, incaricherà, a proprie spese, un tecnico abilitato, il quale redigerà una relazione, corredata di rapporto fotografico, che espliciti le ragioni della richiesta. 
E' importante ricordare che la tecnologia fornisce un utilissimo strumento che tende a smorzare le pratiche perpetrate dai furbetti che non resistono a far passare danni strutturali di tutt'altra natura (non dipendenti dal terremoto) al puro scopo di sistemare casa con i soldi dei contribuenti; lo strumento è tutto il patrimonio immobiliare fotografato nei particolari da anni, basta pensare a "Google Maps" o "Google street view" per scoraggiare qualche sprovveduto furbetto.

Terremoto Amatrice: come ricostruire

Sempre riferendoci a quanto predisposto a seguito del terremoto aquilano: 

CASE DI TIPO A
-Chi è proprietario di un edificio agibile di tipo A ha diritto ad un contributo fino ad un importo massimo di 10.000 euro per riparare danni non strutturali e di impianti. Rientrano tra le spese coperte dal contributo anche quelle legate alla progettazione e all’assistenza tecnica ai lavori da parte di professionisti abilitati.
-Anche chi ha la casa al di fuori dei comuni colpiti dal terremoto può beneficiare del contributo per la riparazione dei danni, purché una perizia dimostri che il danno è stato causato dal terremoto.
-La disposizione era valida per la prima casa, tuttavia il contributo può essere cumulato a quello per altri immobili di tipo A (abitazioni o immobili ad uso non abitativo) solo se alla data del terremoto erano regolarmente affittati, e se il proprietario rinnova i contratti agli affittuari alle stesse condizioni.
-Il proprietario di casa sceglie il professionista abilitato che eseguirà il preventivo di spesa.
-Dopo aver ottenuto il preventivo di spesa, per ottenere il contributo economico sarà necessario compilare un modulo in cui il proprietario di casa dichiara di possedere i requisiti per accedere al contributo economico e le generalità della ditta che eseguirà i lavori. Il proprietario dell’abitazione dovrà poi consegnare il modulo compilato al Comune.
-Per chi farà riparare casa prima della pubblicazione dell’ordinanza dovrà allegare alla comunicazione di inizio lavori i documenti di spesa e il verbale di fine lavori. Se i lavori non sono ancora terminati, si può presentare il preventivo di spesa per i lavori in corso, sottoscritto dalla ditta appaltatrice a cui sono stati affidati i lavori.
-Il Comune vaglierà tutte le richieste e verificherà che ci siano gli estremi per assegnare il contributo economico. In caso ritenesse il preventivo di spesa eccessivo rispetto alla stima dei danni e concedesse un contributo economico inferiore rispetto a quello presentato, il cittadino può chiedere che venga eseguita una seconda stima dei danni.
-Non sarà possibile provvedere alla riparazione in economia (da soli), bisogna affidarsi ad una ditta. Il contributo economico viene concesso solo se il proprietario di casa presenta al Sindaco una comunicazione di inizio attività a cui deve allegare anche un preventivo di spesa della ditta che fa i lavori, sottoscritto dal lui per accettazione.
-Da quando viene presentata la richiesta, il proprietario di casa ha un mese di tempo per ultimare gli interventi.
-Secondo l’Ordinanza dell’epoca, non è necessario anticipare soldi alla ditta incaricata per i lavori, sarà il Comune in cui è situato l’immobile ad erogare il contributo con bonifico bancario a favore della ditta ed eventualmente del professionista coinvolto. Prima però il proprietario di casa deve consegnargli la dichiarazione di fine lavori e i necessari giustificativi di spesa.
-I Comuni effettuano controlli a campione, anche tramite sopralluoghi. Se accertano che i lavori non sono stati effettuati, del tutto o in parte, revocano i contributi o li riducono e lo comunicano all’Agenzia delle Entrate o all’Istituto bancario che ha concesso il finanziamento agevolato.
-Era prevista dall’ordinanza dell’epoca una quota per le riparazioni di parti comuni degli edifici fino a un massimo di 2.500 euro, ad integrazione della quota di 10.000 euro destinata alla abitazione principale.

CASE DI TIPO B E C
-L’ordinanza dell’epoca riconosce un contributo che copre il 100% delle spese per i danni all’abitazione principale e al condominio, più un contributo fino a 150 euro al mq per il rafforzamento dell’edificio. Il contributo al 100% vale per un solo immobile.
-E’ previsto un contributo economico anche per le seconde case e immobili ad uso non abitativo. A differenza delle prime abitazioni, non sarà integrale ma coprirà l’80% delle spese per la riparazione, fino ad un massimo di 80.000 euro.
-Il contributo al 100% per l’abitazione principale si può sommare a quello all’80% per abitazioni non principali o per altri immobili ad uso non abitativo se alla data del sisma erano regolarmente affittati, e se i contratti vengono rinnovati agli inquilini alle stesse condizioni dei precedenti, per una durata di almeno due anni.
-Il contributo al 100% per le spese di riparazione dell’abitazione principale, per danni di tipo B o C, è cumulabile con quello all’80% necessario per gli interventi di ripristino dell’agibilità di un immobile ad uso non abitativo, adibito all’esercizio dell’impresa o della professione.
-Per i non residenti nella zona (ricordiamo che parliamo di un ordinanza relativa al terremoto aquilano) anche questi hanno diritto al contributo l’importante è che la seconda casa o l’immobile ad uso non abitativo (es. negozio) si trovino in uno dei comuni colpiti dal terremoto. In presenza di un nesso di causalità diretto tra il danno subito e gli eventi sismici, i contributi sono riconosciuti anche per gli immobili situati fuori “cratere”.
-Il Comune dopo aver verificato la regolarità della domanda e della documentazione concede il contributo a titolo provvisorio entro 30 giorni. Se non si riceve risposta entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, si possono avviare i lavori. Il Comune ha poi altri 30 giorni per verificare coerenza tecnica e congruità economica degli interventi ed erogare il contributo a titolo definitivo.
-Per chi decide di effettuare riparazioni prima dell’ordinanza, basta allegare alla comunicazione di inizio lavori i documenti di spesa e il verbale di fine lavori. Se i lavori non sono ancora terminati, si può presentare il preventivo di spesa per i lavori in corso, sottoscritto dalla ditta appaltatrice a cui sono stati affidati i lavori.


CASE DI TIPO E e F
-Per chi ha comprato casa ma questa non è ancora stata consegnata ed è andata distrutta, il decreto legge per Abruzzo, convertito nella legge n.77 del 24 giugno 2009, prevedeva che lo Stato, attraverso Fintecna S.p.a., rilevi il mutuo della casa distrutta. Sempre tramite Fintecna il cittadino potrà accendere un nuovo mutuo e costruire in un’altra zona o ricostruire sulla stessa.
-Chi è moroso, ovvero chi è indietro con il pagamento delle rate del mutuo, non può beneficiare di questa agevolazione.
-L’ordinanza dell’epoca per le case classificate E e F riconosce un contributo che copre il 100% delle spese per riparare con miglioramento sismico i danni all’abitazione principale e al condominio, per ricostruire casa o acquistarne una equivalente nel territorio del Comune.
-E’ previsto un contributo economico anche per le abitazioni non principali e gli immobili ad uso non abitativo. A differenza delle prime abitazioni, non sarà integrale ma coprirà l’80% delle spese.
-Il contributo al 100% per le spese di riparazione o ricostruzione di un edificio “E” è cumulabile con quello all’80% per riparare o ricostruire un immobile ad uso non abitativo, se è adibito all’esercizio dell’impresa o della professione.

È importante ribadire che la procedura riportata fa riferimento a quanto stabilito all’epoca del terremoto aquilano dell’aprile 2009. Per ogni evento straordinario e calamità naturale il governo delibera ad hoc e solo per l’area interessata, in questo articolo si ipotizza che la procedura sia la medesima o la più simile possibile a quella del terremoto aquilano, dobbiamo comunque attendere quanto stabilirà il governo e attendere l’ordinanza comunale delle zone colpite di cui daremo conto nel dettaglio.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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