Terremoto Amatrice, Di Stefano (CP): “Casa Italia finirà come con le scuole sicure. Noi tra le macerie a scavare"

26 agosto 2016 ore 15:29, Lucia Bigozzi
“Le chiacchiere stanno a zero, ora è il momento di agire invece tutti sfruttano questo momento per fare politica. Casa Italia? Ennesimo annuncio come quelle sulle scuole sicure…”. Netta la valutazione che Simone Di Stefano, vicepresidente nazionale di CasaPound argomenta nella conversazione con Intelligonews sulla fase della ricostruzione post-sisma e sul piano del governo. 

Renzi lancia Casa Italia e punta sul piano di prevenzione. La convince? Sarà davvero la volta buona o dovremo aspettare la prossima tragedia come già accaduto? 

"Sarà come quello delle scuole, alla grande… (ironizza, ndr). Dopo l’insediamento del governo che doveva monitorare la sicurezza degli edifici scolastici, uno dei quali è crollato ad Amatrice… Ricordo che il presidente del Consiglio aveva promesso che ogni mercoledì avrebbe visitato una scuola. Le chiacchiere stanno a zero e secondo me questo non è il momento di parlare, ora è tempo di fare. Invece, tutti sfruttano questa fase per fare un po’ di politica".

Terremoto Amatrice, Di Stefano (CP): “Casa Italia finirà come con le scuole sicure. Noi tra le macerie a scavare'
E secondo voi cosa c’è da fare, in concreto?

"Ciò che è stato messo in atto è sproporzionato perché c’è una congestione di volontari e di aiuti arrivati in una zona ben diversa da quella de L’Aquila, nonostante l’alto numero di vittime e la catastrofe che ha colpito tutti. A L’Aquila si trattava di un capoluogo di regione con 20-30-40mila sfollati, qui oggi parliamo di numeri inferiori, fermo restando che la gente che ha perso la casa ha bisogno di tutto. Secondo me c’è stata o una sopravvalutazione di ciò che serviva, oppure voglia di far vedere anche propagandisticamente che c’era una macchina dello Stato pronta. Io posso solo augurarmi che non vada a finire come a L’Aquila, un cantiere infinito, perché occorre essere celeri nella ricostruzione". 

A proposito di ricostruzione, ci sono esempi virtuosi da prendere a modello? Cosa risponde ai terremotati che temono di restare soli una volta spenti i riflettori su Amatrice?

"Il timore di questa gente è vero e va al di là della ricostruzione di Amatrice che va fatta con modalità anti-sismiche, però ripeto, siamo nella fase delle parole inutili perché se un governo vuole, può fare e anche in breve tempo. Abbiamo esempi in passato eccellenti su come far ripartire la situazione, penso ad esempio il Friuli ma anche al terremoto del Vulture negli anni Trenta. Il problema è che siamo di fronte a un governo che fa annunci su annunci come dal primo giorno in cui si è insediato. Siccome i fondi per intervenire purtroppo sono bloccati perché l’Italia non può decidere liberamente di spendere i propri soldi, credo che finirà con un nulla di fatto e comunque, chi è al governo della nazione e della Regione ha responsabilità politiche. Anche Zingaretti è andato subito nelle zone terremotate ma la Regione Lazio avrebbe dovuto preventivamente mettere in sicurezza i Comuni montani ad alto rischio sismico". 

Cosa sta facendo CasaPound per aiutare i terremotati?

"Noi siamo nelle zone colpite dal sisma fin dalle prime ore, e questo ha scatenato polemiche incredibili. Siamo presenti con i nostri ragazzi ad Amatrice e in altri Comuni a scavare tra le macerie; CasaPound, tra le altre cose, ha un gruppo di Protezione Civile a cui i ragazzi aderiscono per darsi da fare, fin dai tempi del terremoto a L’Aquila. Noi abbiamo una struttura concreta, presente in tutt’Italia, abbiamo messo a disposizione tutte le nostre sedi per raccogliere in beni di prima necessità e li abbiamo già consegnati; abbiamo già un campo e un magazzino; nelle prime ore dal terremoto i nostri ragazzi erano fra le macerie a scavare con le mani e a tirar fuori la gente, viva o morta. Tutto questo dà fastidio perché un’organizzazione come la nostra completamente autofinanziata, che non ha le risorse che il governo dà alla Protezione Civile o ad altre sigle, riesce a mettere in piedi una cosa del genere. Il punto è che tra dieci anni accadrà un altro terremoto, è sistematico, ma se non ci pensiamo da oggi, allora è finita".  
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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