Terremoto Amatrice, Casasanta ("La Salamandra" Cpi): "Da L'Aquila all'Emilia non ho mai visto così tante forze impiegate"

26 agosto 2016 ore 16:23, Micaela Del Monte
La tragedia di Amatrice, Accumoli e Arquata ha colpito tutta l'Italia e in tantissimi si sono mobilitati per dare una mano ai paesi colpiti dal terribile terremoto della notte del 23 agosto. Per questo motivo IntelligoNews ha contattato Pietro Casasanta, responsabile del nucleo di protezione civile “La Salamandra" di Cpi, arrivato sul posto poche ore dopo il sisma che ha colpito il centro Italia e a lui abbiamo chiesto di raccontarci come si sono mossi i volontari in quelle ore terribili e soprattutto qual è oggi la situazione in quelle zone. 

Terremoto Amatrice, Casasanta ('La Salamandra' Cpi): 'Da L'Aquila all'Emilia non ho mai visto così tante forze impiegate'
Cosa avete trovato quando siete arrivati sul posto a livello organizzativo?

"Quando noi siamo arrivati erano presenti sul posto soltanto le Forze dell'Ordine locali, i carabinieri del posto, la polizia di zona e i pochi residenti non coinvolti nel sisma. Subito dopo sono arrivati, inviati dal ministero degli interni, le forze di polizia, i carabinieri e la guardia di finanza dell'antisommossa e in tenuta antisommossa hanno scavato a mano assieme a noi. Questo è durato fino all'arrivo degli ultraorganizzati gruppi di Protezione Civile regionali, comunali e dello Stato che sono arrivati senza sosta dalle 3 del pomeriggio fino alle 2 di notte. Non ho mai visto, dal L'Aquila passando per l'Emilia, un dispiegamento di forze così massiccio. Questo paradossalmente ha generato un sovrappiù di beni di prima necessità raccolti, infatti ora tutti gli enti e le associazioni hanno bloccato la raccolta fino a data da destinarsi visto che i magazzini sono completamente pieni e anche i centri di accoglienza sono saturi". 

Com'è ora la situazione?

"La situazione continua ad essere grave, come abbiamo visto la conta dei morti continua a salire e purtroppo continuano ad esserci almeno una o due scosse di assestamento al giorno che non aiutano i lavori di recupero e soprattutto danneggiano ulteriormente le strutture già precarie. Per fortuna non ci sono crolli in centri non colpiti, ma ad Amatrice e ad Accumoli continuano ad esserci crolli. In questo momento il recupero è stato affidato esclusivamente a mezzi meccanici per avere rischi sono minori e potenzialità massima".

Tra quanto tempo si potrà cominciare a raccogliere i detriti?

"Secondo la mia esperienza  nel giro di una settimana, dieci giorni, quando le zone colpite saranno completamente messe in sicurezza, si inzierà anche la rimozione dei detriti e allora lì ci sarà bisogno di altre forze poiché sarà necessario lavorare brutalmente a mano con pale e carriole. Noi adesso abbiamo anche forntio, sia alla Regione Lazio che alla Regione Marche, medici, infermieri e personale sanitario per la turnazione dei punti medici avanzati però a quanto pare, allo stato attuale, non è necessario l'aiuto dei volontari quanto quello delle Asl, delle guardie mediche e dei medici di base. Quindi per il momento la situazione è pienamente sotto controllo". 

Quindi l'organizzazione è stata pronta e soprattutto adeguata alla gravità della situazione...

"Sì, è stata adeguata, ma forse nei mezzi e negli uomini è stata un po' eccessiva. Sicuramente meglio mani in più che in meno, ma l'organizzazione di per sé è stata un po' carente nel senso che non c'è stato un centro di comando efficace. E' mancata una gerarchia chiara vista la presenza di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, soccorso alpino, gruppi di protezione civile, i volontari, i residenti superstiti, i residenti dei paesi vicini accorsi per scavare, insomma, è mancato chi coordinasse il tutto. Questa non vuole essere una critica al volontarismo spontaneo e coraggioso del popolo italiano, ma in situazioni di rischio come queste è importante che ci sia chi comanda e chi gestisce le attrezzature e chi dà le priorità. Questo non c'è stato minimamente, chiaro è che questa è una critica costruttiva che rivolgo per primo a me stesso che per la fretta di partire non mi sono assicurato di avere i caschi di protezione per tutti i volontari. Però vista la situazione, essendo stata notturna e molto grav,e non si è pensato alla nostra sicurezza quanto a quella di chi si trovava sotto tonnellate di macerie. Sono sicuro che chiunque avesse sentito quelle grida strazianti che venivano dalle rovine delle case distrutte non si sarebbe preoccupato del proprio stato fisico quanto piuttosto a salvare gli altri. Ci vogliono tre ore per tirare fuori una persona dalle macerie a mani nude e io in queste tre ore non mi sono minimamente preoccupato se avevo i guanti o meno. La prossima volta saremo tutti più pronti". 

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