Anche Berlusconi alza il tiro. Fallito l'accordo su Amato premier, vuole di più

26 aprile 2013 ore 9:52, Marta Moriconi
Anche Berlusconi alza il tiro. Fallito l'accordo su Amato premier, vuole di più
Con Silvio Berlusconi fuori Italia, a Dallas per l’inaugurazione della Presidential Library, la grande biblioteca-museo, e insieme centro di studio, ricerca e iniziative filantropiche... i giornali si sono trasferiti all'estero. Non smentendosi rispetto al programma elettorale, al centro dei suoi pensieri sono le misure economiche. Quanto al toto nomi e al nodo dei ministeri c'è tempo. Sono le sue convinzioni e le ha espresse rispondendo alle domande del "Corriere della Sera", di "Repubblica" e del "Giornale". E questo mentre Gianni Letta tiene i contatti con suo nipote, premier delle larghe intese  a “servizio” del Paese. Dopo che la strategia per Giuliano Amato premier si è sbriciolata in mano ai pidiellini (pare sia stato, infatti, tradito un accordo su di lui),  il Cav. non può più sbagliare. E mentre Enrico Letta è alle prese con il numero dei ministri (per accontentare tutti occorre moltiplicare le poltrone come i pani e i pesci), Berlusconi finge poco interesse sull'argomento, chiedendo innanzitutto che si guardi ai provvedimenti che si devono adottare. Se è vero che l'Imu rimane il fulcro della tattica del Pdl, a rincarare la dose e a complicare il raggiungimento delle larghe intese (almeno apparentemente) Silvio ha aggiunto ancora dei paletti: «Con una misura sola non si risolve nulla, occorre un pacchetto di provvedimenti, per cambiare l'atteggiamento psicologico dei consumatori e delle imprese. Se c'e' sfiducia le famiglie consumano meno, le aziende producono meno, si entra nel circolo negativo della recessione». E arriva il primo niet. Su Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Banca d'Italia. Anche se è tra quelli indicati per guidare il ministero dell'Economia, per il Pdl questo incarico non s'ha da dare. «In ogni caso Saccomanni no: con i tecnici abbiamo già dato, veniamo da un governo che con il suo eccesso di rigore ha fatto disastri. Ora serve un governo politico che sappia rilanciare l'economia. Se volessero fare le cose per bene chiamerebbero me, che in campagna elettorale ho sempre detto che mi proponevo come ministro del Tesoro e non come premier, ma non lo faranno mai. Allora c'e' Brunetta: sara' incazzoso, litigioso, ma e' uno molto intelligente». Insomma, per ora la scusa sono i tecnici, domani si vedrà.  
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