Papa Bergoglio e i divorziati. Il Papa inchioda Paglia

26 aprile 2013 ore 10:25, Americo Mascarucci
Papa Bergoglio e i divorziati. Il Papa inchioda Paglia
E se alla fine fosse solo un fuoco di paglia? Il quotidiano Repubblica ha dato ieri la notizia dell’incarico affidato da Papa Francesco a monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, al quale è stato chiesto di predisporre un documento che affronti il nodo della Comunione per i divorziati risposati. Già Benedetto XVI era stato più volte investito della questione. Ratzinger aveva sempre mantenuto fermo il principio di non ammettere i divorziati all’Eucaristia, evidenziando però come l’ardente desiderio di fare la Comunione rappresentasse già uno strumento salvifico ed una forma di riconciliazione con la Chiesa. Francesco sembra deciso ad individuare delle soluzioni che possano in qualche misura riconfermare il principio dell’indissolubilità del matrimonio, evitando al tempo stesso che i divorziati possano sentirsi esclusi o rifiutati dalla Chiesa. Monsignor Paglia è la guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio ed è conosciuto ed apprezzato per le sue posizioni moderate, conservatrici sui valori ma non intransigenti. L’articolo di Repubblica sembra tanto auspicare  l’inizio di una grande rivoluzione attraverso un’apertura graduale ai diritti civili, iniziando dai divorziati per finire con un’accettazione degli altri modelli familiari. Si ha tanto l’impressione di rivivere i primi mesi del pontificato di Paolo VI quando tutti inneggiavano al papa progressista, figlio del Concilio Vaticano II che avrebbe cambiato radicalmente la Chiesa stravolgendo regole e consuetudini. Poi con il passare degli anni gli stessi che avevano salutato trionfalmente l’elezione di Montini, divennero i più critici verso la condotta di un Papa che anziché accelerare sulle innovazioni, mitigò notevolmente le spinte riformatrici del Concilio fino a ricondurle nel solco della tradizione. Paglia è stato più volte indicato dalla stampa laica come un contestatore della rigidità della Chiesa in virtù di posizioni assunte nel passato più o meno recente che sono sembrate poco in linea con l’orientamento ratzingeriano. Non è da escludere che la decisione di Bergoglio sia proprio motivata dalla volontà di sfatare certi miti creati dai laicisti dimostrando come sui principi fondamentali non possono esistere conservatori o progressisti, ma un’unica direzione di marcia uguale per tutti. Trovare una soluzione che possa in qualche misura soddisfare le richieste dei divorziati risposati desiderosi di ricevere la Comunione, non è una scelta rivoluzionaria e nemmeno di rottura. Bergoglio non darà mai il via libera a soluzioni che possano in qualche misura contraddire il Vangelo o infrangere un valore non negoziabile come quello dell’indissolubilità del matrimonio. La sua storia, le opinione più volte ribadite su questi temi escludono scelte radicali. Si tratta solo di delineare i confini entro cui può essere consentito ad un divorziato di ricevere l’Eucaristia, senza che questa possibilità diventi una regola applicabile a tutti. Perché le posizioni di Francesco sui temi della famiglia non sono diverse da quelle di Ratzinger. Quanto a monsignor Paglia ecco il suo pensiero sulla famiglia: “Il matrimonio è una dimensione chiara del diritto. Ci sono poi le altre convivenze non familiari, che sono molteplici. In queste prospettive si aiutino ad individuare soluzioni di diritto privato e, a mio avviso, anche di prospettiva patrimoniale”. Quanto al via libera della Francia al riconoscimento delle unioni gay Paglia ha commentato: “Il problema è evitare la Babele. Chi ci rimette? Ci rimettiamo tutti se per la Babele non ci capiamo più nulla. E’ ovvio. Il rispetto per la verità non richiede l’abolizione delle differenze, tutt’altro, ma non richiede nemmeno una sorta di egualitarismo malato che, per essere tale, abolisce ogni differenza”.  Posizioni che non sembrano certo il preludio di una rivoluzione, ma appunto di un fuoco di paglia.      
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