Foto di gruppo: quello no! Larghe intese, larghe pretese

26 aprile 2013 ore 14:07, Domenico Naso
Foto di gruppo: quello no! Larghe intese, larghe pretese
Il gruppone del governo delle larghe intese è pronto per la foto. Si sgomita, ovviamente, perché ognuno vuole stare in prima fila, come ai tempi della foto di classe, o della squadra di calcetto in finale al torneo del paesello.
MINISTRI. Come in ogni squadra, però, non c’è posto per tutti. “Scelte tecniche”, dicono gli esperti di calcio. Ma visto che si parla di politica, è meglio definirli veti incrociati. Incrociati mica tanto, in realtà, perché sembrano provenire da una parte sola. Dal Partito democratico, per la precisione, che ormai somiglia sempre più alla caotica e violenta riunione di condominio di fantozziana memoria. Enrico Letta è alle prese con la lista dei ministri. E fosse per lui, forse sarebbe già andato a consegnarla a Napolitano. Ma il suo partito è pieno di primedonne dall’ego ipertrofico, che fanno sentire, stentorei, i loro niet. Laura Puppato ha detto che un governo con la Gelmini è invotabile. Sandro Gozi, invece, si è spinto oltre: Con Gelmini e Quagliariello ministro, il governo fa schifo. Peccato, però, che proprio le quotazioni di Quagliariello, saggio scelto da Napolitano, siano in inarrestabile ascesa. Su Renato Schifani e Renato Brunetta, poi, sono tutti d’accordo: niente poltrona. Niente trattative. Punto e a capo. PROGRAMMA. Fosse solo la lista dei ministri il problema, Letta raggiungerebbe in breve tempo, seppure a fatica, la quadratura del cerchio. Ma sul tavolo c’è anche la questione, fondamentale, dei programmi. L’Imu va ritoccata? Abolita? Restituita? Berlusconi pretende abolizione e restituzione. Monti la vuole ritoccare, ove possibile. Il Pd la ritiene iniqua ma se i conti non tornano come si fa a cancellarla? Un accordo sul tema sembra difficilissimo. Si opterà presumibilmente per un compromesso lessicale che salvi capra e cavoli, e non sbugiardi troppo i partiti di fronte al loro elettorato. E il conflitto di interesse? Il Pd potrà mettere mano all’annosa questione mentre governano con i voti fondamentali di Berlusconi? Improbabile, anzi impossibile. E allora apriti cielo, di nuovo, tra i frondisti del Partito democratico. Mentre Silvio e i suoi gongoleranno, cullati dal dolce suono dell’innocuo governissimo. LA BASE. Ultimo punto dolente, per tutti, è il rapporto con la base in rivolta. Il Popolo della Libertà aveva usato la carta delle larghe intese solo per disarcionare Pier Luigi Bersani, pronto a tutto pur di resistere alle sirene berlusconiane. Raggiunto l’obiettivo, le larghe intese sono arrivate davvero e ora sono cavoli amari per Berlusconi. Lui,in realtà, puntava al voto immediato, forte dei sondaggi che lo danno in ascesa. Se il governo Letta durasse un anno, o addirittura di più, i consensi pidiellini potrebbero erodersi, rovinando i piani revanscisti del Cavaliere. Va ancora peggio per il Pd. La Base (parola spauracchio della sinistra da sempre) non vuole governare con Berlusconi. Così come non voleva la riconferma di Napolitano, ma l’elezione di Stefano Rodotà. Dopo le sezioni occupate e le minacce di scissione, la nascita di un esecutivo politico, e non istituzionale come sperava il gruppo dirigente del Nazareno, rischia di assestare il colpo finale al rapporto già fortemente minato con l’elettorato. Nel marasma generale, a godere potrebbe essere il solito Grillo, già pronto a sparare cannonate quotidiane contro il governo del Presidente (e dei riottosi partiti). Senso di responsabilità o tornaconto di parte? Questo è il dilemma della politica italia. Da sempre.
autore / Domenico Naso
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