Alla crescita non basta Draghi (né Bce Vs Berlino). E arriva Obama

26 aprile 2016 ore 13:47, Luca Lippi
Al governatore della Bce si può dire qualunque cosa ma non che non abbia perizia e coraggio, soprattutto non si potrà dire che abbia “abbandonato la nave” nonostante a bordo stava consumandosi un ammutinamento senza precedenti. Detto questo però, la situazione è la seguente: nel mare magnum di problemi dell’area geografica del Vecchio Continente Mario Draghi si trova a governare la Bce nella tempesta della mancanza di crescita (la stagnazione di cui abbiamo parlato e che dura da almeno due anni), mentre il secondo problema “tempestoso”  sono i prezzi.
La crescita: l’Europa è stata colpita dalla crisi globale alla quale non si è potuto reagire con politiche economiche a causa della finanziarizzazione, di conseguenza il terreno perduto durante la crisi non si è mai recuperato e non si riesce a recuperare , il ritmo di sviluppo è troppo basso da almeno due anni e in queste condizioni ogni intervento monetario è insufficiente e preda della speculazione.  A questo si aggiungono il costo del petrolio e il rallentamento dell’economia cinese che soffiano a sgonfiare le vele della Bce.

Alla crescita non basta Draghi (né Bce Vs Berlino). E arriva Obama

I prezzi: la Bce ha l’obiettivo di mantenere l’inflazione al 2%, ma nei fatti siamo in Deflazione e quindi Draghi pur usando tutti i mezzi a sua disposizione non riesce a fare molto più che tenere fermi i prezzi, e quindi cercare di non fare aumentare la Deflazione a danno dell’Inflazione. La liquidità immessa sul mercato è aumentata a 80 miliardi fino a marzo 2017 ma non migliora l’indicatore inflattivo. Oltretutto Mario Draghi si trova anche a dover dirimere dei conflitti politici all’interno dell’Europa mai unita realmente, Wolfgang Schauble, ministro tedesco delle finanze, ha criticato e critica violentemente l’operato della Bce, tanto che il mite Governatore è stato costretto ad alzare la voce: “Abbiamo un mandato per perseguire la stabilità dei prezzi in tutta l'Eurozona, e non solo in Germania, e questo mandato è stabilito dalla legge europea, noi obbediamo alle leggi e non ai politici”.
Il Governatore non molla il timone, anzi ne reclama la titolarità quando il 21 aprile  ha confermato l’impegno sul Qe fino al marzo 2017 sia per quanto concerne la politica sui depositi overnight, con tassi negativi per stimolare le banche a iniettare denaro nell’economia reale. Tuttavia il problema rimane perché  le sofferenze delle banche sono troppo alte al punto da sclerotizzarne l’operatività, devono rispettare parametri di patrimonializzazione sempre più stringenti, e per questo non erogano denaro anche a fronte di continui inviti da parte delle istituzioni. Secondo l’ultimo rapporto dell’Abi, a marzo gli impieghi sono aumentati solo dello 0,1% su base annua, nonostante un Pil cresciuto dello 0,7% e le iniezioni di liquidità della Bce anche tramite LTRO.
Fatto il quadro della situazione, cosa rimane da fare a Mario Draghi per intervenire decisamente ad abbattere il muro dell’inflazione nulla (e qui usiamo un eufemismo) e per dare la scossa alla bassa crescita? Poco purtroppo, e non per mancanza di volontà o di capacità, a meno di non modificare lo statuto della Bce e diventare prestatore diretto. Soluzione assai improbabile a meno che Bruxelles non si metta seriamente a riformare e pianificare investimenti senza stare a guardare i singoli interessi dei Paesi membri.  Il piano Juncker, cui l’Italia ha attinto ricevendo il 22% del totale erogato, basa la gran parte dei 300 miliardi stanziati sull’intervento dei privati, e questo è un ulteriore assist alla finanziarizzazione che il vero cancro dell’economia europea.
Al momento in cronaca si legge che Mario Draghi da diversi mesi si muove con la zavorra dell’ostracismo di alcuni paesi, su tutti la Germania, che è da sempre favorevole a un regime meno “interventista”. Alla fine del 2011, la Corte Costituzionale Tedesca decise di pronunciarsi sulla liceità del “bazooka” di Draghi. Un intervento di pesante ostruzione che fortunatamente si è risolto in un nulla di fatto. Draghi sa bene che senza le riforme, nessun paese può permettersi di alzare troppo la testa. Ma è vero altrettanto che il pareggio di bilancio, specie se inserito in Costituzione (follia italiana), rischia di essere una zavorra troppo pesante. Intanto ci si mettono anche la Yellen e Kuroda, paradigmi della stessa ottusità di Wolfgang Schauble. 
Sarà il triunvirato della disgregazione Europea? L’Italia non ha alcun problema, soffrirà un po’, anche più dell’immaginabile, ma se la Germania cerca alleati per detronizzare Draghi e uscire dall’euro dopo avere fatto pesca a strascico, noi abbiamo la Storia dalla nostra, numeri uno a rialzare la testa con le nostre forze, l’ecomia tedesca ha una Storia lievemente diversa!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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