Se l’Arabia Saudita rinuncia al petrolio: nel 2020 indipendenti dall’oro nero

26 aprile 2016 ore 11:33, Luca Lippi
In Arabia saudita le entrate del bilancio dipendono per l’80% dal petrolio, ovviamente il prezzo attuale (ai minimi storici) ha suonato la sveglia al vice principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman che ieri ha rivelato un piano che nei prossimi 14 anni dovrebbe puntare alla diversificazione economica così da ridurre al minimo la dipendenza del regno dal petrolio. Il piano porta il nome di “Saudi Vision 2030”, e subito ha catturato l’attenzione di analisti e finanzieri. Il primo a pronunciarsi è stato Gregory Gause, professore alla Texas A&M University che rilasciando una dichiarazione al Bloomberg ha detto: “I sauditi ne parlano da decenni ma hanno fatto pochi progressi. Così Mohammed bin Salman avrà un bel lavoro da fare. Il passaggio da un'economia basata sul petrolio a qualcosa di diverso è molto difficile”.

Se l’Arabia Saudita rinuncia al petrolio: nel 2020 indipendenti dall’oro nero

La strategia dell’Arabia Saudita sarebbe quella di mettere in vendita un’ampia quota di petrolio nelle mani del governo a Saudi Aramco, la procedura sarà quella di un’offerta pubblica destinata a creare il più grande fondo sovrano del mondo, che conterrebbe oltre 2 miliardi di dollari di asset. Gli investimenti di questo fondo dovrebbero essere la nuova fonte di entrate per il governo saudita e quindi non più il petrolio.
Il "Piano di Trasformazione Nazionale", che consta di riforme economiche che impegneranno il Regno per i prossimi cinque anni, sono finalizzati ad aumentare l'efficienza del governo, promuovere la crescita economica, l'espansione del settore privato e la creazione di posti di lavoro. I dettagli sono stati annunciati entro le prossime sei settimane.
La situazione economica del regno è piuttosto critica (in relazione alle abitudini reddituali locali), tra settembre 2014 e febbraio 2016 i prezzi globali del petrolio sono scesi di circa il 70%, contribuendo nel 2015 a gonfiare il deficit del bilancio saudita fino a 98 miliardi di dollari, la cifra equivalente a circa il 15% del Pil dell’Arabia Saudita. A seguito di tagli lineari alla spesa pubblica e l’annuncio di riforme strutturali il Regno conta di ridurre il deficit a 87 miliardi di dollari già entro il 2016, dunque il deficit dovrebbe ridursi al 13,5%.
A tale proposito il Fmi ha ritenuto opportuno avvertire Mohammed bin Salman che il rischio di lasciare il Paese a corto di denaro contante in meno di cinque anni è piuttosto elevato, tuttavia offre il colpo alla botte dichiarando che le riforme del mercato del lavoro sono un elemento essenziale per porre le basi alla diversificazione economica nel paese.
In conclusione, il progetto è piuttosto ardito perché nel giro di appena 14 anni ( a detta del vice principe ereditario) l’Arabia Saudita dovrebbe sganciarsi dal petrolio trasformandosi in un’economia diversificata. L’obiettivo è complesso perché quasi l’80% delle entrate statali deriva dalla vendita di greggio e di 30 milioni di abitanti, 10 milioni sono stranieri. Dato che l’occupazione saudita è bassissima, vuoi perché le donne quasi non possono lavorare, vuoi anche perché c’è poca convenienza a cercare un impiego giacché lo stato ti fa vivere quasi gratis, grazie ai proventi dell’oro nero. Risultato? I due terzi degli occupati sono alle dipendenze del settore pubblico e la disoccupazione è oggi sopra l’11%. Correggere questa situazione in 14 anni è veramente un’impresa senza precedenti!

autore / Luca Lippi
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