Regeni non ha pace in Egitto: "Vada al diavolo" per la giornalista complottista - VIDEO

26 aprile 2016 ore 11:30, Americo Mascarucci
Giulio Regeni? "Che andasse al diavolo!"
Le pressioni e le proteste internazionali per la mancanza di chiarezza nelle indagini sull'omicidio del ricercatore al Cairo? "Un complotto". 
In Egitto una presentatrice televisiva ed ex attrice, Rania Yassen, si è sfogata così dagli schermi della tv privata "Al Hahath al Youm" (considerata vicina al regime del generale Al-Sisi) dando conto dell’apertura di un’inchiesta nei confronti dell’agenzia Reuters in relazione alla vicenda del ricercatore italiano ucciso in Egitto dopo essere stato torturato. 
"Lasciate che vi dica una cosa: tutto questo interesse per il caso Regeni a livello internazionale, come nel Regno Unito e negli Stati Uniti, rappresenta una sola cosa: siamo davanti ad un complotto. Come se Regeni fosse il primo caso di omicidio in tutto il mondo" ha attaccato la presentatrice.

Regeni non ha pace in Egitto: 'Vada al diavolo' per la giornalista complottista - VIDEO
La Yassen ha poi spiegato che ci sono "tanti casi di egiziani spariti nel mondo, in particolare in Italia, Stati Uniti e Sud America, dove alle bande della mafia tutto è concesso. Anche noi abbiamo un giovane egiziano sparito in Italia", ha detto la Yassen.
Intanto si è appreso che la polizia egiziana sta raccogliendo informazioni sul capo della redazione egiziana dell’agenzia di stampa Reuters dopo la pubblicazione di un reportage sulla morte di Regeni. 
Giovedì 21 aprile Reuters ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo che contiene le testimonianze anonime di sei agenti della polizia e dell’intelligence egiziana, secondo cui Regeni è stato catturato assieme a un cittadino egiziano la sera del 25 gennaio proprio dalla polizia egiziana, e poi torturato e ucciso. Il Guardian sostiene che uno degli agenti di polizia della stazione di Azbakiya, dove secondo Reuters è stato portato Regeni subito dopo la cattura, ha denunciato il capo dell’ufficio di Reuters in Egitto, Michael Georgy, per aver diffuso notizie false.





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