Marcia della Vita l'8 maggio: "Come lavoriamo per svegliare le coscienze: una battaglia non politica"

26 aprile 2016 ore 12:04, intelligo
Considerando che sono ancora fresche, nella memoria dei più, le titolature dei rotocalchi italiani sul tema scottante delle unioni civili, con IntelligoNews ci addentriamo in un campo di interesse affine, intervistando due ragazzi impegnati sul fronte pro-life, giovani sostenitori della Marcia per la Vita dell'8 maggio a Roma (partenza ore 9:00 dalla Bocca della Verità). Ecco come si preparano e preparano l'iniziativa con gli altri Alessandro Elia e Luigi Tallarico.

La Marcia per la Vita propone la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale. Ci sarebbero molti che vi definirebbero integralisti, o peggio...

"Noi non ci curiamo delle etichette, lavoriamo per affermare un dato di realtà: le quasi 6 milioni di persone secondo i cattolici uccise in nome di una legge che avrebbe dovuto proteggerle: la 194. Per non parlare della legge 40, che ormai più nessuno ricorda essere causa di innumerevoli aborti procurati, una legge concepita per un “nuovo mondo” abitato solo dai “perfetti”. Per testimoniare la bellezza della vita, per le donne, ma soprattutto per chi non ha voce cioè il nascituro: per questo scendiamo in piazza, luogo pubblico, perché fino a prova contraria è nostro diritto...".

L'8 maggio a Roma. Manca poco, ma non manca ancora molto al raggiungimento dei vostri obiettivi?

"La battaglia non è politica, qui si difende un diritto della legge naturale e l'obiettivo è svegliare le coscienze, promuovere una cultura della vita che sola potrà darci un futuro e, chissà, forse anche una pensione. C'è tanto lavoro: rimuovere il macigno culturale imposto dalla 194 è difficile perché la legge fa cultura. Una legge come la 194 svuota di significato il diritto perché non tollera ma permette un male e quindi lo incentiva; noi giovani cerchiamo di svegliare le coscienze che in Italia tanto sopite non sono, come vorrebbero farci credere i media".

Anche perché gli obiettori sono più di quel che si pensi...

"Vero! Secondo il Ministero della Salute, in Italia i medici obiettori sono più del 70%. Non si può ammettere che le persone si lamentino dell'articolo 9, l'unico“positivo” della legge 194, che è quello che regola la possibilità di obiettare. Non sono, quelli che si lamentano, gli stessi che decantano la 194 come la migliore legge sull'aborto mai stata scritta? Chi altri se non il medico dovrebbe comprendere che il suo scopo è quello di guarire e mai di uccidere il paziente, come ci ricorda Ippocrate?
E il paziente in questo caso è il nascituro...".

...che non è, come si dice, un “grumo di cellule”?

"Non lo è. Basta davvero leggere un qualsiasi libro moderno di embriologia per sapere che dall'unione di ventitré cromosomi del gamete maschile con ventitré cromosomi del gamete femminile si forma lo zigote, che è a tutti gli effetti un essere umano, perché contiene un nuovo codice genetico che lo differenzia dai genitori e da ogni altra persona al mondo. Biologicamente, la nuova vita ha inizio proprio nel momento del concepimento. Questa è un'evidenza scientifica elementare".
 
E che rispondere se qualcuno vi venisse a dire che un conto è la vita, un conto è una persona, quel concetto tanto caro al diritto, fin dai tempi di Boezio? Infatti, solitamente un essere umano può difendere da sé i propri diritti, ma il feto non può: è possibile uscire dall'impasse?

"Questa domanda è contraddittoria: come si può distinguere tra essere umano e persona? Ogni essere umano è sicuramente una persona. Altrimenti si ricade in vecchi errori come lo schiavismo o il razzismo, in cui il più forte si arroga il diritto di tracciare il confine tra vita e non-vita. Infatti: “solitamente”, ma non sempre l'uomo può difendersi, altrimenti anche i portatori di handicap (ciechi, sordi, muti) andrebbero considerati meno che persone. Bisogna fare attenzione a non scambiare la causa per l’effetto: è l’agire che deriva dall’essere, non il contrario. Esistono svariate condizioni in cui l’essere è impossibilitato ad agire ma non per questo si nega l’effettività dell’essere. Ciò che definisce l’essere persona, ovvero la sua sostanza, è l’individualità dell’essere umano. Ogni funzione, come la capacità di difendere i propri diritti o l’abilità di comunicare, fa parte degli accidenti della persona e non la definisce ma la presuppone. L’individualità è una categoria ontologica, mentre la personalità è un concetto psicologico. L’embrione, sin dal concepimento, è effettivamente un essere umano ed è individuale, quindi è certamente una persona, sebbene non abbia ancora sviluppato la propria personalità". 

Si è parlato di schiavismo. Si spera che nessuno voglia riportare un tale male nella nostra società! Tuttavia non è ben chiaro il nesso fra l'abortismo e la schiavitù.

"Dove sta la differenza? Entrambe le filosofie riducono una categoria di persone a bestie da macello; un tempo le vittime erano gli schiavi e oggi invece sono gli embrioni.  In Italia la legge giustifica più di 100mila aborti volontari ogni anno. Che cos’è l’abortismo se non un’ideologia omicida al pari di tante altre? Anzi peggio delle altre! È stato appurato che i morti causati dalle ideologie del Novecento non pareggiano le uccisioni dovute agli aborti. Come la mettiamo?".

E le donne come la prendono?

"Almeno il 50% di uccisi mediante l’aborto sono di sesso femminile, se anche questo ormai non è un'opinione. Dal punto di vista legale, nessuno ha diritto assoluto su un’altra persona, nemmeno la madre sul figlio. Basti pensare che nemmeno il pater familias dell'antichità romana poteva vantare uno ius vitae ac necis tanto radicale! Quindi l'aborto non è solo questione delle donne, perché l’embrione che vive in loro, sebbene dipenda dalla madre, è una persona umana che possiede alcuni diritti individuali e perciò è interesse della società intera difenderne il diritto alla vita".

Moralismi a parte, se si dovesse ragionare da persone pratiche, si potrebbe dire che le donne vivono meglio da quando hanno la possibilità di abortire?

"La Marcia per la Vita è un’iniziativa in difesa delle donne. L'interruzione volontaria della gravidanza è un dramma, una sconfitta della donna, una decisione difficile? La neolingua abortista ha imposto tali eufemismi per mascherare l'uccisione di un innocente insieme al disagio che questo provoca. L'aborto non è la soluzione alla “malattia di avere un figlio”. La madre che sopprime il proprio figlio soffrirà inevitabilmente per il resto della vita. Sanno che una possibilità, una vita con le sue gioie e i suoi dolori, è andata perduta per sempre. Diversi studi scientifici indicano come le conseguenze di un aborto permangano a lungo termine. Alcune di queste sono il senso di colpa, il senso di alienazione, rabbia, difficoltà nel concentrarsi, pianto, incubi, pensieri di suicidio, vergogna, isolamento… si potrebbe continuare a lungo, ma non è il caso".

La vostra dedizione sembra poggiare su una buona formazione.

"Abbiamo alle spalle centinaia di anni di pensiero anti-abortista e abbiamo davanti a noi un futuro pieno di vita".


autore / intelligo
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