Democrazia a rischio in Polonia: appello di un ex comunista, un liberale e Solidarnosc contro il Pis

26 aprile 2016 ore 12:39, Americo Mascarucci
C’è anche l’ex presidente polacco Lech Walesa, premio Nobel per la pace nel 1983 e leader di Solidarnosc, fra i firmatari di una lettera aperta firmata con altri ex capi di stato per chiedere il rispetto dello stato di diritto in Polonia ed esprimere gratitudine al Patto Atlantico e all'Unione europea per l’impegno a favore della democrazia nel suo Paese. 
L’appello è uscito su Gazeta Wyborcza, il mezzo d’informazione più autorevole del paese, sia sull'edizione online che cartacea, in prima pagina. 
Un appello contro quelle che sono considerate le derive autoritarie del Pis, il partito conservatore attualmente al Governo e rivolte a modificare la Costituzione attualmente vigente.
Il documento è firmato, oltre che da Walesa, anche dal postcomunista riformatore Aleksander Kwasniewski, che fu presidente dal 1995 al 2005, e dal liberale Bronislaw Komorowski, che ricoprì la massima carica istituzionale dal 2010 all'anno scorso. 
Secondo loro "la Polonia è sulla scia dell’autoritarismo e l’isolamento nel mondo, perciò occorre una piena mobilitazione della società che deve elaborare il programma della comune azione in difesa della democrazia". 
Per gli autori la preoccupazione sulla Polonia espressa all'estero "non è una ingerenza negli affari interni del Paese, come la definisce il Pis, bensì l’espressione giustificata della cura di diritti cittadini". 
"Ci appelliamo alla perseveranza nella comune attenzione ai valori che ci uniscono" sottolineano gli autori della lettera che riconoscono il Comitato di difesa della democrazia (Kod) quale "centro di coordinamento della obiezione cittadina" in Polonia oggi. 

Democrazia a rischio in Polonia: appello di un ex comunista, un liberale e Solidarnosc contro il Pis
Il governo conservatore in particolare è accusato di voler modificare l'assetto della Corte Costituzionale, estromettendo i giudici nominati dal precedente esecutivo per sostituirli con giudici di fiducia. Nel frattempo ha introdotto una modifica costituzionale stabilendo che la Consulta può riunirsi e decidere solo in presenza di tutti i giudici. Altri provvedimenti hanno riguardato limitazioni alla libertà di stampa con la minaccia di nazionalizzare i media privati, tentativi di vietare l'aborto e di esercitare rigidi controlli sui social network. Insomma fra la Polonia del Pis e la Turchia di Erdogan il passo potrebbe essere davvero breve.
Misure che hanno portato il Parlamento Europeo ha votare una risoluzione di condanna. 


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