Trieste: rapine sull'A4 anche con taser, la Polizia arresta falsi colleghi Gdf (si spacciavano per finanzieri)

26 aprile 2016 ore 13:07, Lucia Bigozzi
Si spacciavano per finanzieri e mettevano a segno rapine a go-go. Nel mirino erano finiti una serie di imprenditori, ma il “giochino” è stato scoperto dalla polizia di Trieste che su mandato della Procura che sul caso ha aperto un’inchiesta, li ha arrestati. I falsi finanzieri, altri non erano che tre pregiudicati italiani che si presentavano alle “vittime” di turno, simulando controlli e verifiche. Il “teatro” d’azione erano le aree di sosta dell’autostrada: una volta dichiarato di essere uomini della Guardia di Finanza, li rapinavano del denaro che avevano con loro. Nel blitz della Polizia che ha portato all’arresto dei falsi colleghi sono state rinvenute le casacche delle Fiamme Gialle che i tre pregiudicati indossavano al momento dei “colpi” lungo la rete autostradale. 

Trieste: rapine sull'A4 anche con taser, la Polizia arresta falsi colleghi Gdf (si spacciavano per finanzieri)
Non solo ma “nell’armamentario” utilizzato dalla banda c’erano anche due pistole risultate una riproduzione delle armi di ordinanza in dotazione alle forze dell’ordine,
alcuni taser (pistola che provoca una scarica elettrica) ma anche guanti in lattice e tirapugni. Gli investigatori della Squadra Mobile di Trieste erano da tempo sulle tracce dei tre falsi finanzieri che “battevano” in particolare la zona dell’A4 nel tratto Brescia-Trieste eseguendo appunto, falsi controlli sugli imprenditori che capitavano a tiro. La banda inoltre si serviva di alcune strumentazioni di apparecchi Gps, impiegati per monitorare i trasferimenti delle vittime di turno. 
Non solo, ma dalle indagini della Polizia, è emerso che per assumere “le sembianze” dei finanzieri in maniera pressochè perfetta, i tre pregiudicati avevano utilizzato auto molto simili a quelle delle forze dell’ordine. Ovviamente, in ogni blitz non mancava un falso distintivo con cui si presentavano agli imprenditori annunciando un controllo anti-evasione fiscale. 

Una volta incassato il denaro dagli imprenditori, la banda prelevava anche le chiavi delle auto delle vittime in modo da rendere impossibile l’inseguimento. E in alcuni casi, secondo quanto riferito dagli inquirenti, usavano anche la violenza, con minacce e percosse. A Trieste la banda aveva già messo a segno alcuni colpi ai danni di due imprenditori vicentini. In totale, avevano già all'attivo un bottino di 70mila euro. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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