Giovani e alcol, Meluzzi: “Si parte dalla cannabis per arrivare alle sbronze. Consigli ai genitori”

26 aprile 2016 ore 14:07, intelligo
di Luciana Palmacci

Il prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo italiano, volto noto dei salotti televisivi in cui spesso ha assunto posizioni controcorrente, difendendo quasi sempre le ragioni della famiglia spiega a IntelligoNews il problema e la pericolosità dell’alcol tra i giovani, malsana abitudine non semplice da sradicare.
Giovani e alcol, Meluzzi: “Si parte dalla cannabis per arrivare alle sbronze. Consigli ai genitori”

L’alcol sembra sia diventato l’alternativa alla droga. Lei pensa che possa essere altrettanto pericoloso? 
“Non è solo un’alternativa, direi che è un’integrazione. Il comportamento dominante è quello in cui nelle notti del sabato c’è la presenza di entrambe, con dosi massicce di alcol e di altre sostanze, le cosiddette droghe leggere o meno. Si parte dal tetraidrocannabinolo minimo per poi arrivare a tutto il resto, quindi i vari derivati di altre sostanze di sintesi come l’ecstasy, le metanfetamine e la cocaina".

Dietro un ragazzo che sottovaluta gli eccessi dell’alcool cosa si nasconde?
"È un errore dire che vengono sottovalutati, perché anzi c’è una cultura nel dire che se non si sborda non ci si diverte; se non c’è una situazione di sballo che arriva fino al limite del coma etilico non c’è risultato ottenuto. Sottovalutazione implicherebbe un uso ludico e modesto, invece io direi che qui si ricerca la situazione estrema".

Perché un ragazzo cade in questi eccessi?
"Vuole uscire fuori da uno stato di coscienza ordinario e provare a sentire un senso di assenza e di delirio".

Solitamente quale tipo di alcool prediligono?
"Si parte da cocktail e drink bevuti in dosi industriali, fino poi ad arrivare a una quantità tale da perdere la coscienza".

Cosa possono fare i genitori quando il proprio figlio cade in una malsana abitudine come questa?
"Innanzitutto provare a capire, rendersene conto, che di solito non accade perché fa fatica guardare in faccia il problema. Poi direi che in generale non possono fare moltissimo, se non cercare di andare alle radici del problema perché non si riscontra tanto nelle sue manifestazioni. È un comportamento di emulazione, collettivo, in situazioni di gruppo, quindi se il rito della serata implica questo consumo è molto difficile che i genitori possano davvero impedirlo. Certo bisognerebbe capire quale disagio c’è dietro ma non è cosa semplice. È un’illusione dire che è sufficiente parlarsi, capire e diagnosticare". 

A chi si possono affidare i genitori per affrontare il problema?
"Il tentativo di parlare con uno specialista potrebbe essere utile finché i ragazzi accettano ancora di parlare, poi quando questo non succede bisogna attingere ai meccanismi della dissuasione, quelli che riguardano la patente e quelle cose che agli adolescenti stanno molto a cuore".



autore / intelligo
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