Il ministro Giannini combatte la criminalità (non solo a Napoli): "Scuole aperte anche d'estate"

26 aprile 2016 ore 14:57, Andrea De Angelis
La scuola, si sa, è il luogo deputato a formare i futuri cittadini. Per farlo occorrono strutture adeguate, personale qualificato, docenti di primo livello. In quel posto e con quegli adulti i nostri figli trascorreranno un quarto delle loro giornate, circa metà del loro tempo (considerando anche i compiti a casa e le ore di sonno). Insomma, non è uno scherzo, anzi. Le agenzie educative (nelle quali, ovviamente, rientra anche la famiglia) sono il motore della società di oggi e del domani. 

Per questo, quando si parla di minori e criminalità organizzata, anche la scuola può giocare un ruolo chiave. In un'intervista concessa a Il Mattino di Napoli, Stefania Giannini ha lanciato una proposta rivoluzionaria. Un'idea non certo nuova, ma che sicuramente farà discutere. "Ogni ragazzo che conquistiamo noi è un ragazzo che perdono loro". Il noi sta per scuole, il loro per i clan, appunto. Un appello alla legalità che parte dunque dai banchi, dal tempo libero dei più giovani, dalle loro fragilità. Aprire le scuole anche d'estate, questa la proposta del ministro, non vuol dire aumentare in modo esponenziale le ore di studio, ma proporre anche una serie di attività correlate "sane". Sembra quasi il riecheggiare dello spirito che portò San Giovanni Bosco ad aprire gli oratori: strappare i ragazzi dalle strade. 
Il ministro Giannini combatte la criminalità (non solo a Napoli): 'Scuole aperte anche d'estate'
"Le richieste che arrivano dal territorio sono sacrosante – ha affermato il ministro Giannini nell’intervista - e dico di più: bisogna fare in modo che le scuole restino aperte anche d’estate, anche nei giorni festivi. Il rapporto fra insegnanti e ragazzi non può conoscere discontinuità. Da questo punto di vista siamo mobilitati da tempo, nell’ambito dell’autonomia scolastica è già possibile organizzare prolungamenti". Poi i numeri: "Gli insegnanti, grazie al piano della Buona Scuola – ha continuato il ministro –  in questo momento ci sono. Ma naturalmente non basteranno. Qui non si tratta di prolungare nella giornata l’apprendimento delle materie tradizionali. Si deve puntare sullo sport, sulla musica, che è l’altra grande passione dei giovani, sulle attività di laboratorio per avvicinarli a un mestiere. L’autonomia nella scuola resta la parola chiave ma perché funzioni davvero va orientata e guidata: per esempio, se si vuole puntare sulle attività sportive occorrerà ricorrere a figure specifiche di educatori e allenatori esterne all’istituto. E questo lo si potrà fare grazie all’accordo firmato a suo tempo dal ministero con il Coni, che ci mette appunto a disposizione le sue professionalità".

Insomma, la mossa del ministro sembra essere tutt'altro che uno spot elettorale. L'intenzione appare concreta e il tempo dirà se si trasformerà in realtà. Resta da capire cosa ne pensano giovani e famiglie. 

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