Migranti a Tradate, Ferrero: "Una forma di autogestione nel centro. Norvegia e Gb poi, conoscono la guerra?"

26 aprile 2016 ore 17:14, Lucia Bigozzi
“La decisione della Norvegia è una scemenza: uno non torna sotto le bombe per mille euro e non risolve i suoi problemi di sopravvivenza con mille euro”. E’ il commento di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista sull’iniziativa del governo norvegese per arginare l’emergenza migranti. Nella conversazione con Intelligonews boccia il no della Gran Bretagna all’accoglienza di tremila bambini siriani e allarga il tiro al caso Tradate. 

Migranti, dalla Norvegia a Varese passando per la Gran Bretagna. Partiamo dal primo caso: la Norvegia destina mille euro a migrante per il suo rimpatrio. Sono tutti razzisti?

«Mi sembra una scemenza perché se si rivolge a rifugiati che scappano dalla guerra, è evidente che non è che uno torna sotto le bombe per mille euro; se si tratta di migranti economici, di certo uno non ha risolto i suoi problemi di sopravvivenza con mille euro. Per cui, mi sembra una scemenza e mi stupisce che uno Stato faccia misure di questo genere»

Migranti a Tradate, Ferrero: 'Una forma di autogestione nel centro. Norvegia e Gb poi, conoscono la guerra?'
E’ razzista anche la Gran Bretagna dove Cameron aveva detto sì all’accoglienza di tremila bambini siriani senza le rispettive famiglie ma il parlamento ha votato no?

«Questa è una forma di delinquenza. L’Inghilterra ha venduto tonnellate di armi alla Siria; il governo inglese ha lavorato in tutti questi anni per destabilizzare il governo di Assad finanziando gruppi paramilitari e forse anche l’Isis. Allora, dopo aver fatto questo disastro - perché lo hanno fatto loro, insieme alla Francia, gli Stati Uniti con la connivenza dell’Italia -, che ora si rifiutino di accogliere tremila bambini profughi siriani che sono frutto della loro guerra, in quale altro modo si può chiamare? Quando c’è da guadagnare con le armi lo fanno e poi quando il frutto della loro guerra, ovvero i bambini, scappano per difendersi dicono no: come si chiama tutto questo?». 

Il caso Varese: i migranti ospiti nel centro di accoglienza lamentano la lentezza nel riconoscimento dello status di profughi e per protesta a Tradate hanno occupato l’edificio che li ospita “cacciando i volontari”: quindi anche quando vengono aiutati dettano legge?
 
«Mi sembra che lì i migranti facciano una forma di autogestione. E’ legittimo che le persone che chiedono asilo, non debbano stare degli anni ad aspettare una risposta: sono esseri umani. Quindi, è una forma di protesta non distruttiva che pone un problema, ovvero che nei Paesi dove arrivano i profughi le procedure debbono essere abbastanza veloci, per cui nel giro di tre mesi devono dare una risposta e non che si tenga la gente per dei mesi parcheggiata non si capisce a fare cosa e verso che cosa»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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