Bersani apre a Grillo ma pensa a Silvio

26 febbraio 2013 ore 15:16, Alessandra Mori
Bersani apre a Grillo ma pensa a Silvio
Prevale lo choc. A caldo Bersani lo sconfitto ragiona e riunisce i big. Non la vuole dar vinta al giaguaro, è chiaro. E, autocritica amara a parte, dice a suoi fedelissimi, tra cui Anna Finocchiaro, Vasco Errani, Dario Franceschini, Maurizio Migliavacca, Enrico Letta: «Mai ad un governo con il Pdl, riforme con chi ci sta».
I vertici del Pd studiano una proposta, unica strada esclusa, a quanto si apprende, è quella di un governissimo con Silvio Berlusconi. Il Cavaliere non dà garanzie di affidabilità, ragionano, e con lui non c’è un terreno comune sul piano dell'azione di governo. Senza contare che un accordo con il giaguaro avrebbe effetti devastanti sull’elettorato. Una dichiarazione “d’ufficio”, dovuta. Ma ci si legge un’apertura a Grillo, utile a non far ballare il Senato. Ma Grillo accetterebbe? Con l’appoggio del politico-comico la quadra si troverebbe, maggioranza bizzarra, anomala, ma maggioranza. Oppure, lasciato Grillo, si profilerebbe un’altra strada. Una volta sbollita la rabbia, attutita la delusione da parte del Pd, si potrebbe ipotizzare l’idea di un possibile governo Pd-Pdl. Girano già alcuni nomi come premier: quello di Passera, ex ministro allo Sviluppo del governo Monti, oppure quello di Enrico Letta, pur sempre un nome rappresentativo che garantirebbe entrambi gli schieramenti. O, ancora, lo stesso Bersani e al Quirinale Gianni Letta, senza considerare che alcuni nomi eccellenti del governo tecnico sperano e contano di rientrare. Ma va tenuto conto, in questo caso, dell’atteggiamento del Cavaliere, che da sempre sogna il Colle. Solo l’altra sera, da Mentana, diceva: «Al Quirinale? Sarei io stesso il candidato giusto».
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