Governo, Mazziotti (Sc): “Monti aiuterà a riformare il bilancio Ue. Noi sentinelle delle riforme di Renzi. Senza cambiamento rischio voto”

26 febbraio 2014 ore 17:44, Lucia Bigozzi
Governo, Mazziotti (Sc): “Monti aiuterà a riformare il bilancio Ue. Noi sentinelle delle riforme di Renzi. Senza cambiamento rischio voto”
“A Monti un incarico di grande prestigio in Europa e un forte riconoscimento delle sue capacità e competenze sui temi della gestione dell’economia europea”. Sottolineatura che Andrea Mazziotti, parlamentare di Sc rimarca anche per confermare il dna riformatore del partito montiano in un gverno Renzi rispetto al quale Sc sarò “sentinella delle riforme”. Dai titoli ai contenuti, è la sollecitazione al premier nell’intervista a Intelligonews. E sull’abbraccio tra Letta e Bersani dice…
Onorevole Mazziotti, per Monti una nuova sfida tutta europea. Che segnale è? «Il suo lavoro sarà quello di studiare come riformare il bilancio dell’Unione europea. E’ l’avvio di un percorso che dovrebbe portare a un vero bilancio unico. Il concetto di fondo è rafforzare il ruolo del bilancio autonomo dell’Ue rispetto ai bilanci statali. Per Monti è un ruolo molto importante, m un riconoscimento molto forte delle sue capacità e competenze sui temi della gestione dell’economia europea». Da Bruxelles a Roma: ora che il governo c’è e ha ottenuto la fiducia alle Camere, qual è il ruolo di Scelta Civica nell’era Renzi-premier? «Il nostro ruolo è quello di insistete sui contenuti, ovvero lavorare per arrivare rapidamente al patto di coalizione con, appunto, contenuti e tempistica precisi come Sc ha sempre detto. Finora il programma di Renzi per i titoli che ha dato  è sicuramente il nostro, le riforme di cui parla sono quelle che fin dal governo Monti erano in agenda: sburocratizzazione, tagli alla spesa, lavoro, giustizia, insomma i temi elencati dal premier alle Camere, sono temi-chiave ma vanno riempiti di contenuti in un quadro di coalizione. Noi saremo le sentinelle delle riforme». Avete perplessità sull’efficacia e l’incisività del programma di Renzi? C’è qualcosa che non vi ha convinto pienamente? «In termini di capacità di rinnovamento e di consenso nell’opinione pubblica, Renzi ha sicuramente capacità di incidere; si tratta di vedere meglio i contenuti. Non abbiamo perplessità ma attese: aspettiamo di vedere come le premesse sulle linee programmatiche discusse in parlamento si tradurranno in proposte concrete. I contenuti sono fondamentali specialmente davanti a una tabella di marcia serrata come indicato dal premier. Se tra marzo e giugno sono calendarizzate le riforme occorre avere prima possibile le proposte concrete e capire cosa si fa. Senza partire da nuove tasse, ad esempio sui Bot». Ma Renzi alla fine non rischia di essere uguale a Letta? «No. Il rischio di Renzi non è quello del governo Letta. Il problema di Letta penso sia stato la lentezza e la mancanza di dinamicità e di energia negli interventi dovuta prima ai problemi con Fi e poi ai problemi provocati dai rapporti interni al Pd e ancora dalla mancanza di determinazione da parte di Letta di portare avanti le riforme. Il non aver proposto prima il patto di coalizione a mio avviso è stato un errore. Semmai Renzi corre il rischio opposto». In che senso? «Di accelerare subito senza magari un approfondimento sufficiente su quello che bisogna fare. Se parte in maniera veloce e approssimativa, il rischio è che le riforme falliscano. La riforma della legge elettorale così com’è la ritengo sbagliata nel senso che è stato fatto tutto in fretta e ci sono difetti da correggere. Questo non vuol dire che sono contrario alla riforma della legge o a questa legge elettorale, dico che sarebbe stato meglio se si fosse lavorato con più calma. Il rischio maggiore è più l’approssimazione che il pantano. Dal ministro Padoan, che ha un’altissima reputazione, attendiamo un suo grande contributo sui profili economici». Renzi ha confermato la tempistica sull’Italicum, vuol dire che l’ipotesi voto è sempre sul tavolo? «Secondo noi la legge elettorale ha un senso nel momento in cui si fa la riforma del Senato, per un motivo molto semplice: Renzi ha detto che il grande vantaggio dell’Italicum sta nella certezza di sapere chi ha vinto dopo il ballottaggio, ma il punto è che le basi elettorali tra Camera e Senato sono diverse col rischio concreto di avere un parlamento con diverse tipologie di schieramenti. Secondo noi la legge assicura governabilità nel momento in cui si elimina il Senato. Per noi questo è un primo tema: se si vuole davvero cambiare occorre tenere in parallelo le due riforme». Ma è reale l’opzione voto anticipato? «Il rischio elezioni esiste. Se le riforme non partono o non procedono ci sarà una tendenza da parte del Pd e dello stesso premier ad andare al voto per acquisire una maggioranza diretta per poi riproporre le stesse riforme. Penso che Renzi abbia chiaro in mente questo scenario così come ritengo che sia più facile per lui riuscire a ottenere risultati incisivi sul mercato del lavoro, la spesa pubblica e i temi economici con due partiti di centro moderati come Sc e Ncd piuttosto che avendo in coalizione Sel». L’abbraccio tra Letta e Bersani a Montecitorio può essere il prologo di un nuovo scontro dentro il Pd? «Non credo sia iniziata alcuna guerra. Credo che Letta per come lo conosco e Bersani non abbiano intenzione in nessun modo di boicottare il governo. Ovvio che ci saranno dissensi interni al Pd su questioni di carattere politico ma non credo all’idea di boicottaggio al governo perché in questa fase significherebbe boicottare il paese».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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