Sei anni di squalifica ad un tifoso del Borussia. Ma in Italia chiudono gli stadi...

26 febbraio 2014 ore 18:34, Micaela Del Monte
tifosi-Borussia-300x225Sei anni di squalifica sono stati inflitti ad un tifoso del Borussia Drotmund per aver fatto un saluto nazista. Il provvedimento di espulsione è valido fino al 30 giugno 2020 ed è stato preso dal club giallonero dopo il comportamento del tifoso, in trasferta ad Amburgo, lo scorso sabato. Infatti durante un minuto di silenzio in ricordo di un massaggiatore dell'HSV, il tifoso ha urlato 'Sieg Heil' ed è stato immediatamente allontanato dal servizio di sicurezza dello stadio. Il paragone con ciò che sta accadendo in Italia è inevitabile. Mentre gli striscioni (spesso raccapriccianti come quelli di Torino della scorsa settimana) vengono puniti con "misere" multe, e i cori con la chiusura di interi settori degli stadi coinvolgendo, e soprattutto penalizzando, tifosi senza alcuna colpa, in Germania la situazione è diversa. La punizione del singolo, oltre a non scatenare inutilmente le rivolte dei tifosi, dà un vero e proprio esempio a tutti quanti che così sanno cosa aspetta loro nel caso in cui vengano infrante le regole. Così non è qui, perché qui si puniscono tutti per tentare di impressionare il singolo, mentre in realtà così non è, perché chi agisce in modo errato non si sente minimamente interessato e non viene punito nel modo adeguato continuando così a non rispettare le regole. "Perseguitare" il singolo per impressionare l'intera tifoseria ha sicuramente un impatto maggiore, soprattutto con questo tipo di pene. Anche perché così man mano verranno allontanati dagli stadi chi con il calcio ha ben poco a che fare. Bisogna fare anche attenzione alla gravità del gesto ovviamente, ma probabilmente il saluto nazista ha qualcosa in comune con l'insensibilità verso la strage di Superga e forse un po' meno con la "discriminazione territoriale". In vista della modifica della norma italiana bisognerebbe dare un'occhiata a come ci si comporta all'estero. E in questo caso dalla Germania non si può che imparare. 
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