Mondadori, Cipriano (Settimo Sigillo): "Il Berlusconi editore? Ricordate Einaudi. Rischiamo l'addio alle librerie"

26 febbraio 2015 ore 16:09, Andrea De Angelis
Mondadori, Cipriano (Settimo Sigillo): 'Il Berlusconi editore? Ricordate Einaudi. Rischiamo l'addio alle librerie'
Perché si parla così poco dell'interesse di Mondadori per Rcs libri? Sarà per l'operazione Rai Way di maggiore impatto mediatico, o perché la cosa può sembrare una mera partita tra piccoli e grandi imprenditori. In realtà le idee e i lettori vanno al di là dei classici schemi economici e la questione riguarda tutti noi. IntelligoNews ne ha parlato con Enzo Cipriano, fondatore e proprietario della casa editrice Settimo Sigillo... Il lancio dell'opa sulle torri della Rai sta un po' mandando in secondo piano, almeno sui giornali, l'interesse di Mondadori a rilevare Rcs libri. Che ripercussione avrebbe una simile operazione sulla piccola editoria italiana? «Praticamente l'affossamento totale perché considerando che si sono già unite Messaggerie Libri e Feltrinelli facendo un solo polo distributivo in partenza tra un mese, un secondo polo del genere vedrebbe praticamente il 90% del mercato in mano ai due più grandi monopolisti». Perchè monopolisti? «Perché detterebbero legge imponendo i libri che vogliono loro, portando le piccole case editrici a non avere più posto sugli scaffali». Non è una partita tra editori, ma sono anche gli scrittori ed i lettori ad essere penalizzati? «Certamente, non solo è un'operazione a discapito dei piccoli editori, ma anche dei piccoli ricercatori che non hanno santi in paradiso...». Il Berlusconi "editore" come viene visto a destra? C'è anche il rischio di essere rappresentati da chi in realtà non vi rappresenta? «Certo, questo è un altro problema. Pensiamo a quando Berlusconi acquistò Einaudi, casa editrice dell'intellighenzia di sinistra: non venne toccato nessuno della gestione ideologica della stessa. Perchè lui punta alla casa editrice per far soldi e non c'entra niente il Berlusconi politico con quello, diciamo così, industriale». La vostra denuncia non è dunque meramente economica... «La possiamo definire economica nel momento in cui saremo strozzati nella distribuzione. Già con le poste e i corrieri siamo penalizzati perché a me distribuire un libro a un cliente costa il doppio. Le grandi case editrici garantiscono migliaia e migliaia di spedizioni l'anno, mentre chi ne manda mille l'anno non ha sconti. Al di là di questo il rischio è soprattutto quello di non essere più presenti in libreria». Volgendo lo sguardo agli altri Paesi europei a che livello siamo? «Siamo indietro, decisamente. Lì la piccola editoria è molto più tutelata. Le faccio un esempio: se ordino un libro in Francia, lo speditore francese spende un euro e ventotto centesimi. Se io dall'Italia devo spedire un libro in Francia spendo dodici euro». Di chi è la responsabilità? «Questo è un altro difetto del vecchio Governo Berlusconi, quando Tremonti tolse la tariffa ridotta agli editori per le spedizioni. Tanto i grandi vanno a trattare direttamente, perché se vanno e dicono che hanno un milione di spedizioni all'anno è chiaro che avranno una tariffa ridotta, se vado io invece pago una tariffa normale». Siamo alle solite: qualità e quantità... «Esatto, perde la qualità per la quantità. La qualità sta nei piccoli editori».  
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