Un'Apple leva l'Fbi di torno? Pure Microsoft con Cupertino: smentito Bill Gates

26 febbraio 2016 ore 13:21, Andrea De Angelis
Il punto è che questa diatriba sembra non aver mai fine. Il motivo è abbastanza intuibile: nel braccio di ferro tra sicurezza e privacy non sempre c'è un vincitore, anzi. Del resto anche Obama, durante la cerimonia di forma del Judicial Redress Act, non ha evitato di parlare dello spinoso rapporto. "Anche se il governo è impegnato a lavorare per proteggere la sicurezza dell'America, stiamo attenti alla privacy che è una cosa che consideriamo molto importante", ha detto il Presidente. Tradotto? Non si sa. Anche perché l'opinione pubblica è divisa: da un lato la strage di San Bernardino ha scosso gli animi degli americani, paradossalmente abituati a simili tragedie, ma comunque non certo immuni da sdegno e commozione; dall'altro il rispetto della privacy è una questione che riguarda tutti i cittadini, ogni singolo individuo. Insomma, le coscienze si dividono. 

La novità del giorno è che Microsoft ha presentato una petizione ufficiale in tribunale a sostegno della battaglia di Apple contro il governo Usa. Secondo fonti citate dai media locali anche Google, Facebook e Twitter sarebbero pronti a unirsi alla battaglia di Apple. La decisione di Microsoft va contro quanto aveva detto il suo fondatore, Bill Gates.
In un’intervista rilasciata al Financial Times, il cofondatore di Microsoft aveva detto di non essere d’accordo con Tim Cook sul fatto che sbloccare un’iPhone voglia dire mettere a rischio la sicurezza di tutti: "Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni", ha spiegato Gates, paragonando la richiesta dell’Fbi a quella fatta su un particolare conto corrente bancario. Il padre dell’azienda di Redmond chiede però che ci siano in futuro regole precise per la gestione di questi casi.
Un'Apple leva l'Fbi di torno? Pure Microsoft con Cupertino: smentito Bill Gates
Prima di Gates aveva parlato Mark Zuckerberg, che a Barcellona era intervenuto invece a sostegno di Cupertino: “Siamo dalla parte di Apple, crediamo nella crittografia e non crediamo che inserire una backdoor sia sinonimo di sicurezza”, aveva detto. "Allo stesso tempo sentiamo di avere una grande responsabilità nel prevenire il terrorismo, infatti abbiamo delle policy rigide in materia. I terroristi vengono tagliati fuori dalla piattaforma e se abbiamo la possibilità di lavorare col governo è un’ipotesi che prendiamo sul serio". Ora Microsoft si mostra ufficialmente più vicina alle posizioni del creatore di Facebook piuttosto che del suo fondatore, quel Bill Gates che ha scritto la storia delle moderne tecnologie. 

La notizia è stata confermata poche ore dopo che Cupertino ha presentato il suo appello. Apple in sostanza sostiene fermamente di non volere collaborare con Washington nel decrittaggio dell'iPhone 5C di Syed Rizwan Farook, il killer di San Bernardino. Secondo l'azienda americana nota in ogni angolo del pianeta si tratterebbe di una richiesta incostituzionale che viola il primo e il quinto emendamento alla Costituzione americana e che non ha alcuna base legale. Inoltre, cosa non nuova, Apple sostiene che la mossa degli Stati Uniti rappresenti un precedente importante e una violazione delle privacy, "non un caso isolato" come vuole far intendere l'Fbi. Un punto fondamentale questo, più volte ripetuto da Tim Cook che 48 ore prima aveva definito come un cancro un eventuale decrittaggio dello smartphone. 
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