Mila e Shiro hanno 30 anni: amore a prima vista (ma quanto ci hanno messo a fidanzarsi)

26 febbraio 2016 ore 10:06, Marta Moriconi
Sarà per quella mamma assente, ma presente come esperta della pallavolo ai microfoni delle partite di Mila. Sarà che l'affetto non si compra, ma si guadagna. Sarà per i rapporto con il padre così morboso, come accade quando la figura femminile non è mai esistita per una figlia. Sarà per questo che se Mila e Shiro oggi compiono 30 anni, il loro amore anche ci ha messo una vita a sbocciare. Tanto allenati loro, ma non agli affetti. 

Nel 1986 un campo di pallavolo entra nei cartoni animati giapponesi e fa capolino in un mondo inventato ispirato alla realtà sportiva più amata dalle ragazzine (almeno in quegli anni, oggi i ragazzi apprezzano i divani).
Era il 25 febbraio quando in Italia andò in onda la prima puntata di “Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo”. Due cuori sì, perchè si parlava di passione a 360°: con Mila dotata di una dote naturale trasmessale dalla mamma ma per questo amata e odiata, e lui, il capitano della squadra maschile Shiro, tutto concentrato e innamorato solo della pallavolo. Non la vedeva, se non con lo sguardo di chi apprezza la simpatia e la genuinità di una ragazza solare. 
Mila e Shiro hanno 30 anni: amore a prima vista (ma quanto ci hanno messo a fidanzarsi)
 Perché Mila è questo: attraverso mille difficoltà e ostacoli prova a superare se stessa sempre con il sorriso, è una donna che cresce nel frattempo, si convince di essere brava e riesce a spodestare la rivale in campo dai capelli blu, Nami, la più brava fino al suo arrivo. E la sua rivale anche in amore. Il cartone ammiccava, in perfetto stile manga all’Occidente, a ripetere i successi di Holly e Benji, e a ripetere quel mix vincente che racconta di sport e amori nati sul campo o appena fuori. 
Il titolo originale di Mila e Shiro era, “Attacker You!”, perchè era il grido di Mila, ma quella ragazza dai capelli rossi e i lineamenti occidentali e dagli occhioni "americani" si è ben presto trasformata in una campionessa dal cuore d'oro, per questo cambiò il titolo facendo riferimento proprio ai "due cuori per la pallavolo". 
In mezzo a lei Nami e Shiro, un'altra ragazza, più distaccata e vincente, Kaori, dimostrerà a Mila che lo cose si ottengono con sacrificio e sudore per raggiungere un obiettivo. Altro che i cartoni di oggi, privi di morale e privi di prospettiva per i ragazzi. quel cartone, pur non rispettando le leggi gravitazionali (Mila saltata metri e metri sopra la rete!) e pur dipingendo un gruppo di ragazzine adolescenti, insegnava l'amore e l'amicizia, il superamento di sè e del dolore. Un po' come la "cugina" Mimì, i palloni scagliati erano velocissimi, i tuffi esagerati, ma lo spirito cheanimava queste ragazza dei manga giapponesi trasformate in cartone erano proprio "un dolce sentimento” come cantava Cristina D'Avena nella sigla.

Non era sentimentalismo fine a stesso, ma una vita dedicata alla passione e capace di amare oltre le difficoltà. Alla fine Mila e Shiro ce la fanno, grazie anche all'unione della squadra. Oggi come oggi ce ne vorrebbero di cartoni così.  
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