Eni: chiude in rosso il 2015? E' una flessione, l'azienda è solida

26 febbraio 2016 ore 10:05, Luca Lippi
I conti in apparenza deboli di Eni sono solo la conseguenza di una situazione di mercato critica, al netto delle congiunture Eni rimane azienda sana e dalle prospettive sempre in via di miglioramento. Già la scoperta di un nuovo giacimento un gigantesco sito a Zohr al largo delle acque dell'Egitto, consente al gruppo di supportare in parte il crollo del prezzo del petrolio che inevitabilmente incide sui conti di Eni. In ogni caso Eni ha deciso di confermare la cedola per gli azionisti, Il consiglio di amministrazione del colosso degli idrocarburi ha deciso di proporre all’assemblea degli azionisti, la distribuzione di un dividendo Eni 2016, relativo ossia all’esercizio 2015, pari a 0,8 euro per azione, in calo dagli 1,12 euro dell’anno precedente. I dividendi Eni sono così composti: 0,4 euro a titolo di acconto 2015, già staccato, e 0,4 euro a titolo di saldo 2016. La data di stacco del saldo sul dividendo Eni è stata fissata per il prossimo 23 maggio con pagamento a partire dal successivo 25 maggio.

Eni: chiude in rosso il 2015? E' una flessione, l'azienda è solida
Nel quarto trimestre l’utile operativo adjusted derivante dalle continuing operations (0,86 miliardi di euro, in calo del 64% rispetto al quarto trimestre 2014) è stato causato dalla flessione del segmento Esplorazione & Produzione (-1,17 miliardi, pari al 58%) determinata dal crollo del prezzo del petrolio (-43%), il cui impatto è stato attenuato dalla crescita delle produzioni, dalla riduzione dei costi e dal deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro (-12,3%).
I settori Gas&Power e Refining&Marketing hanno invece registrato performance positive, pur se in riduzione rispetto al quarto trimestre 2014 (in totale -0,2 miliardi) a causa di effetti scenario e, nel caso di G&P, anche per l’esito sfavorevole di un contenzioso commerciale.  Nel complesso, scrive Eni, lo scenario prezzi e cambi degli idrocarburi ha penalizzato la performance operativa del trimestre per 1,9 miliardi, parzialmente compensato dalla crescita produttiva e recuperi di efficienza per  0,7 miliardi, mentre i minori benefici una tantum delle rinegoziazioni dei contratti di gas hanno pesato per 0,3 miliardi. 
In tutto il 2015, l’utile operativo aduste (è il  valore attuale netto calcolato solo in base al capitale proprio) delle continuing operations è stato di 4,1 miliardi con una diminuzione del 64% (7,34 miliardi) attribuibile principalmente all’upstream (-7,44 miliardi, -64%), determinata dall’effetto scenario/cambio per 8,8 miliardi, parzialmente compensato dalla crescita produttiva e recuperi di efficienza per 2,2 miliardi, mentre i minori benefici una tantum delle rinegoziazioni dei contratti gas hanno pesato per -0,7 miliardi.
Il numero uno di Eni Claudio Descalzi dichiara: “i piani di efficientamento e di razionalizzazione delle spese hanno fatto registrare risultati migliori delle attese, tanto da consentire l’autofinanziamento dei capex 2015 in uno scenario di circa 50 $/bl, 13 $/bl in meno rispetto alle aspettative di un anno fa. Queste azioni di efficienza non hanno compromesso, né nel breve, né nel medio termine, la crescita di Eni, che anzi è stata eccezionale e distintiva nel mercato. Nel settore E&P la produzione è cresciuta del 10% e sia le riserve esplorative che le riserve certe hanno fatto registrare crescite elevate, a dimostrazione della qualità del nostro portafoglio“. La Borsa ha gradito!

autore / Luca Lippi
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