Panebianco sotto scorta per proteste infinite: le sue idee disturbano chi?

26 febbraio 2016 ore 15:44, Americo Mascarucci
Non si placano le proteste all'Università di Bologna da parte dei gruppi antagonisti nei confronti del politologo Angelo Panebianco, docente ed editorialista del Corriere della Sera accusato di essere un guerrafondaio per aver scritto un articolo sulla Libia. 
Il collettivo Cua ha occupato la vicepresidenza della facoltà di Scienze Politiche in Strada Maggiore a Bologna. Gli antagonisti, circa 15, che nei giorni scorsi hanno contestato Panebianco, hanno discusso animatamente con il prorettore dell'università, Mirko Degli Esposti accusato di non aver concesso spazi agli studenti per tenere un’assemblea. Posizione respinta da Degli Esposti che al contrario ha evidenziato come la polemica sia infondata oltre che strumentale visto che mai nessuno ha negato quegli spazi 

Panebianco sotto scorta per proteste infinite: le sue idee disturbano chi?
Come detto intanto l’Assemblea di Scienze Politiche, vicina al collettivo Hobo ha occupato un'aula  intitolata dagli studenti a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in circostanze misteriose e ancora tutte da chiarire in Egitto,  seguiti poco dopo anche dai militanti del Cua, collettivo universitario autonomo, che hanno occupato temporaneamente la vicepresidenza e poi hanno dato vita a un’assemblea: 
"Il professor Panebianco deve assumersi la responsabilità di quello che ha detto incitando alla guerra con il suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera – hanno attaccato gli studenti in assemblea - Ne abbiamo sentite tante uscire dalle bocche dei vari Renzi, Hollande, Panebianco di turno - scrive l'Assemblea degli studenti in una nota - noi però sappiamo benissimo, e in ogni occasione l'abbiamo ribadito, che le guerre sono sempre loro a crearle, mentre i morti sono sempre i nostri. E infatti - proseguono - così è stato anche per Giulio Regeni, torturato e ucciso dal regime egiziano, in rapporti commerciali col governo italiano così stretti, da essere sicuramente più importanti della vita di un giovane ricercatore".
Panebianco, che ha ricevuto nei giorni scorsi numerosi attestati di solidarietà, è intervenuto sulle proteste con un articolo sul Corriere della Sera, in cui - oltre a tornare dettagliatamente sui temi per cui era stato criticato - si è detto non intimorito dalle contestazioni.
"Quei gruppuscoli - ha scritto - hanno ottenuto la pubblicità di cui erano alla ricerca. Contrariamente a quanto mi urlavano in faccia i giovanotti del collettivo sventolandomi sotto il naso un mio articolo sulla Libia, io non ho mai inneggiato alla guerra. Io ho lamentato l'assenza di una cultura della sicurezza e della difesa da minacce esterne in un paese che per un cinquantennio si è potuto permettere il lusso di non disporne". 
Intanto però Prefettura e Questura hanno disposto ulteriori misure a protezione del docente.
Il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica ha fatto sapere di aver adottato tutte le misure necessarie per garantire il corretto svolgimento dell'inaugurazione dell'Anno accademico e la sicurezza di Panebianco di fronte alle annunciate nuove mobilitazioni dei comitati studenteschi.
A sostegno degli studenti è invece sceso in campo Mario Capanna leader del ’68 italiano il quale, intervistato dal programma La Zanzara ha dichiarato: "Panebianco è un bellicista. ha scritto che le unificazioni politiche non si fanno col burro ma con i cannoni. Panebianco è libero di essere bellicista, ma gli studenti che lo contestano hanno il diritto di chiedergliene conto!". Strano che simili considerazioni arrivino da chi si è così tanto scandalizzato contro i giornalisti che gli andavano a fare i conti in tasca denunciando l’ammontare del suo vitalizio. 
Si sa che Panebianco è da sempre indigesto al mondo dell'estrema sinistra. Si tratta infatti di un "liberale vero" che ha sempre avuto il coraggio di difendere le sue idee anche quando poteva apparire inopportuno o controproducente. Come in questo caso. 

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