Casarini: "Trionfo Tsipras? È la sinistra radicale e nuova che dice sì all'euro. Ora Spagna e Italia..."

26 gennaio 2015 ore 11:10, Andrea De Angelis
Il successo di Tsipras in Grecia apre numerose domande sul futuro della nazione ellenica e dell'intero continente europeo. Al centro l'economia, dall'euro all'austerità, ma anche il futuro della sinistra europea. IntelligoNews ne ha parlato con Luca Casarini, storico leader dei movimenti di sinistra italiani e candidato alle scorse europee con la Lista Tsipras…  

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  Si sono spese milioni di parole già nei giorni precedenti le elezioni sul successo, allora probabile e oggi certo, di Tsipras in Grecia. Cosa cambierà concretamente per la nazione greca e per l'Europa dopo questo risultato elettorale?  «Il punto è che questa è la vittoria di una sinistra radicale e nuova. Mette infatti radicalmente in discussione le ricette neo liberiste della troika che hanno affossato letteralmente l'Unione Europea. Tsipras ha già annunciato che non rispetterà gli accordi fatti dai suoi predecessori perché c'è già un cambio di politica». Restando, però, nell'euro. «Assolutamente restando nell'euro».  Su questo occorre fare chiarezza, perché altrimenti all'elettore arriva il messaggio che il cambiamento si può fare solo uscendo dall'euro. Come risponde a chi sostiene tale tesi? «Per questo la sinistra è nuova, perché restando nell'euro è pronto a cambiare. Tsipras una volta ha usato questa frase con me: "L'euro è come una prigione dove è facile entrare, ma dalla quale è difficile uscire". Lui pone la risoluzione della crisi in Grecia come problema europeo, da cui ne consegue che l'euro è uno strumento che ci consente di discutere tutti assieme il tema del debito.  L'uscita dall'euro sarebbe il massacro della Grecia e c'è qualcuno che lo vorrebbe fare, magari qualcuno dentro le tecnocrazie europee. Credo che neanche alla Merkel vada bene un'uscita della Grecia dall'euro perché significherebbe la distruzione dell'Unione». Quindi anche la Merkel guarda con interesse a Tsipras? «Tsipras è l'unica possibilità per l'Europa, attraverso una nuova politica, che la stessa venga mantenuta come spazio politico possibile». Dalle sue parole si evince che Tsipras è un modello per l'Italia. Considerando anche l'appuntamento di ieri dello Human Factor, come far sì in concreto che dalla teoria si passi alla pratica? Il tempo per la sinistra italiana sta scadendo? «Certamente non c'è più tempo da perdere. Adesso in Europa si apre una finestra temporale straordinaria perché subito a ruota, dopo questa straordinaria vittoria, c'è la Spagna con Podemos che avrà a maggio le amministrative e a dicembre le politiche. C'è una forte possibilità che ci sia un cambio anche lì e vi ricordo che Tsipras ha chiuso il suo comizio ad Atene con Pablo Iglesias.  Quanto fatto dalla troika è stato disastroso per l'economia e per la vita delle persone aumentando la forbice tra ricchi e poveri e il debito pubblico di ogni nazione, dalla Grecia alla Spagna passando per l'Italia. Siamo alla deflazione, la disoccupazione cresce, la ricetta non funziona». Dunque cosa fare in Italia? Casarini, già candidato alle europee con la Lista Tsipras, a chi lancia oggi un appello? Magari a Civati e Bersani o a Vendola e Ferrero? «Faccio una cosa in controtendenza: non lancio l'appello a nessun leader, ma alla popolazione italiana. Lo lancio ai tanti elettori di Renzi che hanno creduto nella rottamazione, nel cambiamento e invece adesso si trovano con un giovane che fa cose vecchissime. Il nodo è l'alternativa». Qualcuno dovranno votare queste persone... «Manca un soggetto politico a sinistra, ma una nuova sinistra, non una forza delle sommatorie del vecchio».  Lei prima ha parlato di debito pubblico. L'Italia è il terzo creditore della Grecia con circa 40 miliardi di euro. Soldi che l'Italia non vedrà più o non li avrebbe visti comunque? «L'Italia vanta crediti sulla Grecia e dall'Italia vantano crediti molti altri, in particolare la Germania».  Quasi quasi ci conviene... «Se viene rimesso in discussione il debito in Europa, rinegoziandolo e tagliandolo in termini unitari, ci guadagniamo tutti».      
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