Bagnasco difende i figli e lancia il Family Day? "Credenti responsabili"

26 gennaio 2016 ore 10:04, Americo Mascarucci
"I figli non sono un diritto da esercitare". Torna a farsi sentire il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo Bagnasco alla vigilia della discussione in Senato sul Disegno di Legge Cirinnà sulle unioni civili. Forte delle parole di Papa Francesco che nei giorni scorsi ha ribadito come non vi possa essere alcuna equiparazione fra la famiglia fondata sul matrimonio secondo il progetto di Dio ed altre forme di unione, il presidente Cei oggi punta il dito contro la pretesa delle coppie gay di poter adottare figli. 
"Sogniamo un Paese – ha detto il cardinale – a dimensione familiare, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia. È importante l’attenzione alla famiglia, perché le sia conferita la centralità che le spetta sia nella Chiesa, quale soggetto attivo dell’evangelizzazione, sia nella società. Mai dobbiamo dimenticare - ha tuonato Bagnasco - l’identità propria della famiglia e la sua importanza per la stabilità e lo sviluppo economico del Paese, nonché l’imprescindibile ruolo che riveste per l’educazione delle nuove generazioni".

Bagnasco difende i figli e lancia il Family Day? 'Credenti responsabili'
Da qui poi l'attacco contro le adozioni gay: "I figli non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro. I bambini hanno diritto di crescere – ha rilevato ancora il presidente della Cei citando le parole del Papa – con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico".
Altro tema caro a Bagnasco così come al resto della Chiesa riguarda l'impegno dei laici in politica. "I credenti hanno il dovere e il diritto di partecipare al bene comune con serenità di cuore e spirito costruttivo. Spetta ai laici, come già indicato dal Concilio Vaticano II, di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero".
Nessun riferimento diretto al Family Day in programma sabato al Circo Massimo ma il richiamo all'impegno dei credenti sembra tanto un invito a farsi sentire e a testimoniare la propria fede nella società. E cosa c'è di più incisivo di una mobilitazione di popolo in difesa della famiglia?
Adesso la parola passa al Parlamento, o meglio alla libera coscienza dei singoli parlamentari. 
Quelli cattolici come si comporteranno?

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