Virus Zika primi casi in Italia

26 gennaio 2016 ore 10:25, Luca Lippi
Non esiste alcun vaccino contro il virus Zika, per il quale l'unica forma di protezione è evitare la puntura della zanzara che trasmette la malattia, né altro tipo di cura. Zika è trasmesso dalla zanzara aedes aegypti, responsabile anche di chikungunya e di dengue. Un caso di contagio da quest'ultimo virus è stato accertato quattro mesi fa a Bologna.
Cos’è il virus Zika? La “nascita” è fatta risalire a un ceppo della malattia nota come "febbre gialla", è quasi sicuramente trasmesso con una semplice puntura di zanzara.  Non è mortale, ma è alla base di importanti malformazioni genetiche dei feti. Il virus è stato scoperto e isolato agli inizi degli anni 40, quando la malattia era confinata in alcune regioni africane, e veniva normalmente ricondotta a tutta una serie di malattie propagate tramite le cosiddette zanzare tigre. La colpa della migrazione fuori delle zone circoscritte dell’Africa a causa dei mercantili che dal "continente nero" scaricano le loro merci in altri parti del globo, la sua comparsa dopo un periodo di stasi è infatti datata 2007 in Micronesia, successivamente nel 2015 è ricomparso in molti paesi dell’America Latina (Colombia, Panama, Honduras, Brasile). 

Virus Zika primi casi in Italia
La trasmissione: avviene tramite la puntura dell’insetto, la zanzara è a sua volta infetta dalla precedente puntura su un umano ammalato, e agisce come portatrice per la trasmissione del virus. A volte si è notata una trasmissione dell’agente patogeno a causa di attività sessuale, e in rari casi tramite la messa in circolo di sangue infetto mediante trasfusione. Il germe patogeno, una volta inoculato nell’organismo umano il più delle volte non porta sintomi gravi. La sintomatologia si esaurisce in pochi giorni, di solito due o tre, e il più delle volte non porta in dote nessuna complicanza. In un caso su quattro il virus è totalmente asintomatico, e l’ammalato non si accorge neppure di aver contratto la malattia. La mancanza di mortalità legata al morbo non aveva fino adesso portato grossi allarmi sulla trasmissione della malattia.
Una ricerca del 2015 in Brasile ha però notevolmente innalzato il livello di attenzione sulla Zika. Gli esperti sud americani infatti alla fine dello scorso anno, hanno reso noto uno studio, che analizza l’incremento impressionante di bambini malformati in zone in cui la Zika è presente. Nello specifico nella zona all’interno dello stato brasiliano del Pernambuco, (ubicato a nord est del Brasile) sono stati evidenziati oltre 3.500 casi di microcefalia fetale. Il numero è veramente abnorme, soprattutto se si pensa che la stessa diagnosi negli anni precedenti si assestava su una media di 150 casi l'anno. A questo punto è scattato l’allarme e sono state investite risorse importanti per avviare una ricerca particolareggiata, essa ha messo in relazione la puntura della zanzara con l’insorgere dell’importante patologia pre natale, e di fatto ha innalzato l’attenzione sulla trasmissibilità della malattia. Sull’onda della paura brasiliana anche gli USA hanno iniziato a monitorare la diffusione del virus, le autorità sanitarie americane hanno per questo emanato un "allerta 2", sconsigliando alle donne americane incinte, viaggi nelle aree in cui il virus è più presente.
 
In Europa già a fine dicembre dello scorso anno  è stato stilato dall’European centre for disease prevention and control (Ecdc) un rapporto dal quale si legge: “Intensificare la sorveglianza negli Stati membri dell’Ue verso i casi d’infezione da virus Zika importata dai Paesi dell’America Latina e del Pacifico del sud, dove è probabile che la diffusione dell’epidemia continui”. 
Ora è successo che nel silenzio delle istituzioni (comprensibile poiché non si può sollevare allarme finchè i casi non raggiungano un numero elevato di contagio) la primavera scorsa sono stati trattati tre dei quattro casi registrati in Italia. “Nessuno di questi è un caso autoctono, cioè contratto in Italia. Inoltre nel nostro Paese non abbiamo riscontrato casi di microcefalia”, è quanto dichiara Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi)Lazzaro Spallanzani di Roma. C’è da precisare che la malattia non è affatto letale e spesso è asintomatica, laddove si presentano dei sintomi questi si manifestano in lievi alterazioni della temperatura corporea (come una semplice influenza) e in rari casi con forme leggere di congiuntivite. Questo è quanto si presenta al momento, poi bisognerà seguire gli sviluppi dei laboratori di ricerca occidentali sulla malattia.
Certo, stando alle scoperte più recenti sulla malattia, parrebbe sufficiente applicare una semplice profilassi di disinfestazione da parte dei comuni (riguardo l’italia) sulla proliferazione della zanzara tigre, a giudicare dallo stato in cui sono ridotte le metropoli italiane la probabilità che il virus pericoloso solamente per le donne incinte possa proliferare è piuttosto elevata. A volte basta poco!

autore / Luca Lippi
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