Conti pubblici alle stelle e Italia alle stalle: urgono interventi

26 gennaio 2016 ore 11:32, Luca Lippi
Quale sarebbe il messaggio della commissione europea al governo italiano? Ormai la disputa si sta facendo piuttosto importante, e se anche corrono voci di distensione fra Governo italiano e Ue, oggi che anche Padoan con la signorilità e la sicurezza che lo contraddistingue si schiera al fianco di Matteo Renzi per imporre la sua autorevolezza di fronte alla prepotenza della Troika ecco che a colpi di carte e cartuccelle la Ue manda messaggi all’Italia. Sono minacciosi o hanno semplicemente lo scopo di tenere alta l’attenzione? Secondo la commissione europea il debito pubblico è l’unico fardello dell’economia italiana, questo espone il Paese a rischi di shock derivanti dalla salita dei rendimenti sovrani, soprattutto nel medio termine. Questo è quanto si legge dal rapporto sulla sostenibilità delle finanze pubbliche redatto dalla commissione europea. Tradotto significa “niente flessibilità”?

Conti pubblici alle stelle e Italia alle stalle: urgono interventi
Secondo le stime della commissione a partire dall’anno in corso il debito sovrano del nostro Paese dovrebbe attestarsi al 132,2% dal 133% dell'anno passato, dovrà ridursi ancora nel 2017, al 130% ma rimarrà comunque un peso enorme per la sostenibilità dell'economia italiana, così esposta al rischio di shock derivanti da una salita dei tassi di interesse. 
Si legge dal rapporto: “L’elevato debito pubblico limita la capacità dell’economia di rispondere agli shock e la lascia esposta a una salita dei rendimenti nei titoli sovrani. Inoltre gli interessi che vengono pagati sul debito, pari al 4,3% del Pil, riducono gli spazi per una spesa pubblica produttiva” e questo è il concetto generale espresso dalla commissione su tutti i debiti sovrani, per quanto riguarda specificatamente l’Italia nel rapporto si legge che i rischi per il Belpaese sono più alti nel medio periodo proprio per l'elevato stock di indebitamento alla fine del periodo di proiezione (2026). 
Nel breve termine, per contro "non sembrano esserci rischi di stress di bilancio" anche se "le necessità di finanziamento potrebbero incontrare condizioni sfidanti nel breve termine”. Poi c’è la ciliegina sulla torta, oppure “la stoccata” tutta da interpretare, perché affrontando l’analisi del lungo termine la Commissione non vede rischi di sostenibilità, ma solo a condizione che siano implementate "le riforme pensionistiche adottate nel passato” e venga mantenuto "il saldo di bilancio strutturale primario ai livelli previsti dalla Commissione (2,5% del Pil) ben oltre il 2017”. Tradotto, al governo italiano viene anche chiesto un nuovo intervento sulle pensioni e un taglio delle sofferenze, perché da qui a 10 anni spesa sociale e non performing loans potrebbero far saltare welfare e stabilità bancaria. In cambio ovviamente sarà offerta la flessibilità che è l’attuale motivo del contendere fra Governo e Ue, flessibilità legata alla decisione italiana di sfruttare tutte le clausole di sforamento, che valgono quasi un punto di Pil. C’è da stare preoccupati?

autore / Luca Lippi
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