Rouhani, Fini: "Iran interlocutore dell’Italia. E' l'effetto Andreotti dopo politica demenziale Usa"

26 gennaio 2016 ore 13:07, Lucia Bigozzi
“L’Iran diventa un interlocutore importante per l’Italia dopo la fine della politica demenziale Usa delle sanzioni. E’ l’effetto Mattei, ma soprattutto la rendita di posizione che ci ha garantito la politica estera fatta da Andreotti”. Massimo Fini, giornalista e scrittore, conosce bene le dinamiche del Medio Oriente e nella conversazione con Intelligonews mette in fila le cose buone per l’Italia dopo la visita di Rouhani. Con una stoccata alla politica di Israele e una sul “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi. 

Cosa c’è dietro la visita di Rohani in Italia? Cosa si muove veramente dietro la ripresa delle relazioni commerciali e diplomatiche?

«Non c’è nulla di strano. Sono finite le sanzioni. Noi con l’Iran abbiamo sempre avuto un buon rapporto che in qualche modo è rimasto tale anche durante questi decenni di embargo. Dietro non c’è nulla, c’è un business forte perché gli iraniani sono 80 milioni e c’è un ceto medio che ha possibilità economico-finanziarie; il che vuol dire che la rivoluzione komeinista ha lavorato bene perché prima con lo Scià c’era una divaricazione sostanziale tra la popolazione con una striscia di borghesia ricchissima e tutto il resto era in povertà. La visita in Italia del presidente iraniano si spiega con la stipula di accordi economici di livello e col fatto che oggi l’Iran diventa un interlocutore importante»

Quali sono a suo giudizio gli ambiti commerciali strategici nei quali l’Italia può giocare fino in fondo le proprie carte?

«Noi siamo forti in alcuni settori, da quello meccanico a quello dell’aviazione e altri settori. Si tratta di una opportunità importante per l’Italia, finora bloccate dalla politica demenziale degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran. Purtroppo noi siamo gli utili idioti degli Usa, ma adesso la cosa si è sbloccata a livello internazionale e possiamo seguire i nostri interessi nazionali che non sono meno validi di quelli degli americani». 

L’intesa tra Iran e Italia è anche un po’ l’effetto Mattei?

«Certo. È l’effetto Mattei ma anche l’effetto di una politica molto intelligente portata avanti da Giulio Andreotti quando era ministro degli Esteri e presidente del Consiglio, nei confronti di questi Paesi. Una politica di appleasement che veniva vista come fumo negli occhi dagli Usa, ma che oggi ci dà alcune rendite di posizione sotto tanti punti di vista»

Come valuta il no forte e chiaro delle Comunità ebraiche alla due-giorni italiana di Rouhani?

«L’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare ed ha sempre accettato le ispezioni dell’AIEA e non è mai stato trovato nulla in relazione all’arricchimento dell’uranio se non la soglia del 20 per cento che è serve per il nucleare per usi civili e medici. Israele non ha firmato il trattato, ha la bomba, ha i missili a lunga gittata puntati su Teheran; insomma… ci vuole una bella faccia tosta. Naturalmente se lo si osserva, si passa subito per anti-semiti ma non è questo il punto, non c’entra niente. Il punto è che Israele è uno Stato e va giudicato come accade nei confronti di ogni altro Stato»

In Campidoglio sono state coperte alcune statue raffiguranti corpi nudi come forma di rispetto nei confronti della cultura e della sensibilità iraniana. Giusto o sbagliato?

«Credo che l’ospite vada sempre rispettato a meno che non abbia richieste inaccettabili. Io non ci vedo niente di strano»

C’è chi ha stabilito un parallelismo tra questa iniziativa di Renzi e il famoso “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi. Secondo lei, regge?

«No, è un po’ diverso. Berlusconi è andato a braccetto per tutta Roma con Gheddafi, c’è stato il famoso baciamano e se mi consente è una cosa ben diversa rispetto alla copertura di alcune statue. Non solo, ma Berlusconi fece sfilare i cavalli berberi nella Caserma Salvo D’Acquisto, un eroe nazionale; qui, invece, mi pare che siamo nel normale gioco politico. Del resto, la politica estera si fa alla moda di Andreotti e non di Berlusconi e mi pare sia una posizione giusta da parte del premier Renzi che ha deciso questa linea»

Quindi più che in continuità con Berlusconi stando alle accuse dei sui detrattori, Renzi almeno in questo caso è in linea con Andreotti?

«Diciamo con la politica intelligente che Andreotti ha saputo fare nei confronti dei Paesi arabi e il mondo musulmano. Certo, gli iraniani non sono arabi ma persiani e comunque si tratta di una linea politicamente giusta. Io da non so quanti anni ho fatto una battaglia perché non ci fossero le sanzioni contro l’Iran; sanzioni del tutto immotivate e quindi dal mio punto di vista questo accordo è un’ottima cosa anche perché produrrà una maggiore sicurezza internazionale».

Si riferisce alla lotta all’Isis?

«Intendiamoci bene: è chiaro che gli Usa hanno cambiato la loro posizione semplicemente perché i tanto diffamati pasdaran iraniani e i peshmerga curdi sono gli unici a battersi sul terreno – e non coi droni – contro i guerriglieri dell’Isis. Noi non combattiamo sul terreno e continuiamo a dire che non abbiamo paura, ma quando accaduto a Roma ieri segnala l’opposto».

In che senso?

«L’ho trovata una cosa comica, esilarante e al tempo stesso preoccupante. Nel primo caso perché si è creato il panico per uno che aveva una pistola giocattolo e non si può pensare che i terroristi dell’Isis vadano in giro per la stazione con il mitragliatore a tracolla. Nel secondo caso, dico preoccupante perché dimostra che noi ripetiamo di non aver paura ma mi sembra che facciamo come i camaleonti che dicevano di non aver paura della bomba poi davanti a un petardo è scoppiato il fuggi fuggi generale. Oggi all’Isis non serve nemmeno più fare attentati perché per loro è sufficiente l’aver creato e diffuso terrore in un Occidente totalmente svilizzato»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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