Area Popolare, cattolici di piazza o di governo? La domanda censurata di IntelligoNews (IL VIDEO)

26 gennaio 2016 ore 16:48, Fabio Torriero
Ho partecipato con convinzione e positività alla conferenza-stampa organizzata dal Comitato “Parlamentari per la Famiglia", promosso dal deputato Alessandro Pagano (Area Popolare), che aveva come scopo quello di manifestare il proprio consenso al Family Day del prossimo 30 gennaio, comunicare le attività legislative del gruppo e avviare un coordinamento trasversale anti-Ddl-Cirinnà. E mi ha fatto enormemente piacere constatare il clima professionale e le presenze sul campo (Roccella, Aracri, Malan, Gasparri, Centinaio, Buttiglione, Saltamartini, Sacconi, Giovanardi, i sindaci di Chieti e di Teramo, esponenti della società civile etc).
Ma ho subito fiutato qualcosa di “furbescamente politico”. Provo a spiegarlo. Da una parte, una critica totale alla società “radicale di
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massa”, alla nuova antropologia gender, al supermercato degli uteri in affitto, all’equiparazione pericolosissima tra il matrimonio naturale e quello gay (da parte di tutti gli interventi, a cominciare da Sacconi), e relativo invito (di Pagano) a “colmare il gap tra paese reale (cattolico, anti-gender, anti-ddl Cirinnà, opinione pubblica di buon senso), e il paese legale (il Parlamento che purtroppo ha una maggioranza culturalmente diversa); dall’altra blande indicazioni a limitare l’ostruzionismo al Senato a soli alcuni punti della Cirinnà (il famigerato articolo 5)”. Ciò che si è colto (posizioni assolutamente legittime), invece, è il distinguo palpabile tra chi è totalmente contro il Ddl-Cirinnà e chi lo è solo in parte. Se a questo consideriamo il meccanismo vessatorio escogitato dal Pd per far votare i “catto-dem” con estrema velocità anche sui punti che li vede contrari (meccanismo spiegato bene da Malan) e il rischio di arrivare a maggioranze variabili con i 5 Stelle, se mancassero i numeri (preoccupazione della Roccella), il dato è tratto.

Insomma, un comitato coraggioso, ma un po’ Brancaleone e schizofrenico.
A questo punto come direttore di IntelligoNews, e come giornalista e studioso, da sempre vicino al “comitato del 20 giugno” e al Family Day, ho ritenuto doveroso rivolgere una domanda chiarificatrice alla classe politica cattolica di governo e non.
Riassumo il quesito sul Ddl Cirinnà che ho rivolto a Pagano: “Non è soltanto una questione antropologica astratta, è Renzi che la sta trasformando in battaglia politica fondamentale (quello che ci ha spiegato Malan). Ed è altrettanto indubbio che se sommiamo paletto, dopo paletto, le campagne legislative di Renzi (ius soli, divorzio breve, doppio cognome, legalizzazione delle droghe leggere, depenalizzazioni a 360 gradi, unioni civili, utero in affitto, matrimonio gay), non possiamo non notare che l’attuale governo stia costruendo proprio quella società radicale di massa a cui faceva riferimento Sacconi. E allora, per colmare il gap tra Paese reale e paese legale, mi aspetto anche comportamenti conseguenziali dalla politica. Ad esempio, Area Popolare che appoggia questo governo, può pensare di uscire dalla maggioranza?”.
Apriti cielo: Sacconi e Pagano mi hanno subito censurato: “Domanda inopportuna e scorretta“. “Con le urgenze del Paese, alla vigilia del Family Day è possibile fare una domanda così?”. Proprio per questo. Evidentemente coerenza tra pensieri e fatti è un dato antico. L’approccio culturale deve restare astratto e quello politico pragmatico. E, se possiamo parafrasare la giornata di oggi e la censura che mi ha riguardato, posso dire che ci sono cattolici di lotta e cattolici di governo. Meno male che adesso sono i secondi a rincorrere la piazza del 30 gennaio.


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