Berlusconi si aggrappa a Letta. Ma i falchi di Pd e Pdl puntano alla rottura

26 giugno 2013 ore 11:56, Domenico Naso
Berlusconi si aggrappa a Letta. Ma i falchi di Pd e Pdl puntano alla rottura
Mancava solo la sentenza di condanna a 7 anni di Silvio Berlusconi per aumentare i grattacapi di Enrico Letta e del suo governissimo. Dentro Pd e Pdl, le forze centrifughe che vogliono rompere la strana alleanza “promossa” da Napolitano, erano già molto attive anche prima che la mannaia si abbattesse sul Cavaliere, ma evidentente adesso hanno trovato nuovo vigore.
Particolarmente agguerrito è il manipolo di falchi del Popolo della Libertà, che vorrebbero approfittare dello strappo giudiziario per far saltare il banco e tornare alle urne con una campagna elettorale aggressiva e iper-berlusconiana. Tra loro, ovviamente, tutte le Amazzoni del Cav., che nel frattempo stanno spingendo verso una successione dinastica alla guida del centrodestra: Marina Berlusconi sarebbe pronta, o almeno ci starebbe pensando seriamente, ad accettare la sfida. Ma se i falchi attaccano, le colombe si difendono strenuamente. Angelino Alfano, insieme a tutto il gruppetto dialogante e di governo, non vuole staccare la spina a Letta (e quindi anche a se stesso). E il Cavaliere? Seppur teoricamente sia molto più vicino ai falchi che alle colombe, in questo momento ha tutto l’interesse ad attaccarsi alla tenuta dell’esecutivo, allungando il brodo di questa legislatura e sperando in un qualche salvacondotto che lo tiri fuori dalle sabbie mobili giudiziarie, a cominciare dal voto per l'ineleggibilità. Per adesso, dunque, preferisce tenere a bada i pasdaran anti-governo. Se il dialogo salva-Silvio dovesse fallire, però, è pronto lo strappo. La cena di ieri con Enrico Letta ha rimandato la questione Iva e ha confermato la tenuta della strana alleanza. Ma quanto durerà? Per capirlo, forse è bene fare un salto anche al Nazareno. Che il Partito democratico sia lacerato e diviso tra fazioni l’una contro l’altra armate è cosa nota. Civati, Puppato, Cofferati e l’ala sinistra del partito di Epifani spingono verso la rottura. Con Berlusconi non volevano avere nulla a che spartire prima, figurarsi adesso con una condanna a 7 anni di galera e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici comminatagli in primo grado dal Tribunale di Milano. E ritorna l’ipotesi del governo del cambiamento di bersaniana memoria, quel tentativo goffo e ovviamente fallito di formare una maggioranza con Sel e Movimento 5 Stelle che ha definitivamente affossato, ancora prima del voto per il Quirinale, l’ex segretario democratico. Ma forse i tempi non erano maturi, anche perché i grillini non si erano ancora sfaldati tra diarie e processi sommari ai dissidenti. Oggi sarebbe un’ipotesi plausibile? Sembra di no, ma qualcosa si sta muovendo ed è abbastanza evidente che molti cittadini-eletti sono pronti a mollare il para-guru Grillo.
autore / Domenico Naso
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