L'illegalità entra a gamba tesa nel calcio. 41 squadre indagate

26 giugno 2013, Micaela Del Monte

L'illegalità entra a gamba tesa nel calcio. 41 squadre indagate
Nuovo scandalo nel calcio. La “moda” dell'evasione fiscale invade di nuovo lo sport. Adesso il problema riguarda ben 41 squadre tra serie A, serie B e Lega Pro.


Si chiama “Calcio malato” l'inchiesta partita dalla Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria di Napoli che coinvolge 18 squadre di serie A su 20. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, evasione fiscale internazionale, fatture false e riciclaggio


I nomi fatti, tra calciatori e procuratori, sono tanti e illustri: da Lavezzi a Nocerino, da Denis a Mutu. Immobile, Bogdani, Liverani, D'Agostino, Sculli, Stendardo, Cassetti, Legrottaglie. Mentre tra i procuratori spiccano i nomi di Moggi (figlio), Mazzone e Hidalgo. Ma una nota ufficiale della Lega puntualizza: “L’indagine sembra riguardare l’attività di procuratori sportivi e le società sportive hanno offerto la massima collaborazione. Lega Serie A non ha ragione di dubitare della correttezza dei comportamenti delle proprie associate”


Dunque questa volta si può stare tranquilli per quanto riguarda le eventuali penalizzazioni delle squadre. Un po' meno tranquilli possono stare i procuratori interessati. Un'altra bufera che getta il calcio italiano nell'ombra, come se potesse permetterselo poi! Le quotazioni del calcio tricolore sono tendenzialmente in ribasso e lo dimostrano sia il ranking Fifa (che vede l'Italia al sesto posto), sia il fatto che l'Italia è stata surclassata dalla Germania per numero di squadre partecipanti alle competizioni europee. 


Non più quattro ma tre, e questo perché in Europa veniamo ripetutamente investiti da risultati non congeniali a quella che è da sempre la storia del calcio azzurro. E Malagò non ci sta. Il presidente del Coni questa mattina ha infatti attaccato il sistema lamentandosi dell'autolesionismo del calcio che non può continuare ad essere gestito in questo modo: “Da noi il calcio ha ancora un formidabile appeal, ma ha perso opportunità per delle scelte e forse anche per la mancata legge sugli stadi e gli impianti. Il calcio rischia di arretrare ancora di più, senza polemiche, ma quando si parla di riforme bisogna fare qualcosa in più e di diverso. Se c'è una congiuntura negativa è più difficile tornare ai vertici come eravamo prima”.


Non solo, Malagò se la prende anche con la giustizia sportiva che negli ultimi anni abbiamo visto più volte in azione a causa dei molteplici scandali calcistici. “Riteniamo che si debbano modificare delle cose, negli ultimi tempi si sono viste troppe differenziazioni tra le prima valutazione del reato e quella finale”. 


Fatto sta che sembra che il nostro calcio sia dipendente da questi determinati tipi di problemi, è come se ciclicamente avesse l'esigenza di doversi mostrare marcio e malato. Un qualsiasi psicologo direbbe che è solo un modo per attirare l'attenzione e sembra che questa volta il presidente del Coni abbia colto il grido d'aiuto di un calcio che fino a pochi anni fa ci vedeva sul tetto del mondo. 


Dunque il nostro calcio è autolesionista, drogato e “mentalmente” malato. Forse non è ancora del tutto irrecuperabile, ma è innegabile che ci sia bisogno di una disintossicazione e soprattutto di una terapia d'urto.

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