Scuola, primo sì in Senato tra fischi e proteste: ecco cosa cambia

26 giugno 2015, Andrea Barcariol
Scuola, primo sì in Senato tra fischi e proteste: ecco cosa cambia
Renzi incassa il primo sì sulla scuola e supera lo scoglio del Senato. Ieri a Palazzo Madama in 159 hanno votato a favore (112 contro) del maxiemendamento presentato due giorni fa dai relatori Francesca Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap). Alla prova dei numeri il Pd ha retto bene nonostante i malumori della minoranza interna (non hanno partecipato al voto i dissidenti Corradino Mineo, Walter Tocci e Roberto Ruta), le vibrate proteste dei sindacati e degli insegnanti anche ieri in piazza per manifestare durante le votazioni. Molto criticata la scelta del governo di porre la fiducia, per l’ennesima volta, sulla riforma.

Le proteste

Il testo arriverà il 7 luglio alla Camera dove si annuncia un’altra battaglia da parte delle opposizioni che anche ieri hanno fatto sentire la loro voce con fischi e proteste eclatanti, non solo al momento del pronunciamento sull'esito del voto da parte del presidente del Senato Pietro Grasso.

I senatori del M5S, hanno inscenato una sorta di funerale, accendendo lumini votivi in memoria della scuola, una scena ormai classica all’interno del Parlamento italiano, mentre esponenti del Carroccio hanno esposto cartelli con scritte inequivocabili: “Difendiamo i nostri bambini dalla scuola di Satana”.

La riforma

La riforma dà pieni poteri al preside che potrà scegliere e valutare i professori che verranno aumentati attraverso un piano straordinario: previste 100mila assunzioni nei prossimi mesi.

Tra i punti fondamentali anche il legame più stretto tra scuola e impresa; la Carta dell'insegnante, per acquisti inerenti l'aggiornamento (abbonamenti a riviste, libri, spettacoli teatrali) per un massimo di 500 euro all'anno; l’apertura delle scuole nei periodi di sospensione delle attività didattiche e l'estensione della banda ultralarga negli istituti. Stanziati anche 4 miliardi di euro per l’edilizia scolastica con l’obiettivo di costruire nuove scuole e rendere sicure ed esteticamente migliori quelle esistenti.

I maggiori dubbi riguardano l’eccessivo potere affidato al preside e la valutazione degli insegnanti, con carenze sul fronte disabili e stranieri, argomenti non toccati dalla riforma.

Le reazioni

Visibilmente soddisfatta il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini: "Il Senato ha detto sì a un provvedimento importante per governo e Paese, la buona scuola è un punto di partenza per costruire il rilancio dell’istruzione. Una giornata molto importante per il nostro governo ma anche per me personalmente perchè anche se non è il passaggio definitivo è un passaggio fondamentale approvato dai senatori con ampi numeri".

Di tutt’altro avviso il leader del M5S, Beppe Grillo che su twitter ha scritto:  "Hanno ucciso la scuola pubblica", mentre per Susanna  Camusso, segretario generale Cgil, “è la dimostrazione delle tante bugie dette dal Presidente del Consiglio e dal suo governo rispetto alla necessità di un confronto sulla riforma".

Gender

Esclusa nel maxiemendamento qualsiasi norma sulla diffusione della teoria gender nelle scuole. Decisivo un colloquio ieri tra alcuni esponenti di Ncd e di Area popolare con il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. Una posizione sottolineata su twitter dal coordinatore di Ncd Gaetano Quaglieriello e sbandierata come una vittoria: "E' stato escluso che qualsiasi riferimento alla teoria del gender possa essere oggetto di attività scolastiche extracurriculari".
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