Severino, fatta la legge trovato l'inciampo

26 giugno 2015, Americo Mascarucci
Severino, fatta la legge trovato l'inciampo
Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti, la Legge Severino così com’è presenta delle incongruenze soprattutto per ciò che concerne il regime delle sospensioni. Oggi anche il Ministro dell’Interno Angelino Alfano alla luce del pronunciamento della magistratura ordinaria che ha riconosciuto a Luigi De Magistris il diritto di rimanere al suo posto di sindaco di Napoli nonostante una condanna di primo grado per abuso d’ufficio, sembra arrivare alle stesse conclusioni.  

Ora c’è grande attesa per le sorti del neogovernatore della Campania Vincenzo De Luca, a rischio sospensione dalla carica per una condanna di primo grado. Dunque Alfano ha ammesso che la legge Severino è utilissima per combattere la corruzione nella pubblica amministrazione ma va corretta nella parte che riguarda le sospensioni degli amministratori condannati in primo grado (18 mesi sempre che nel frattempo non sopraggiunga l’assoluzione in Appello). 

Un principio che appare discutibile soprattutto perché sembrerebbe stridere con le regole dello stato di diritto. E’ giusto sospendere un sindaco o un governatore di regione eletti dai cittadini per una condanna di primo grado, dunque non definitiva, che potrebbe essere ribaltata poi nei successivi gradi di giudizio? E’ legittimo sospendere “la democrazia” impedendo a quel sindaco o a quel governatore di poter svolgere il mandato che i cittadini elettori gli hanno affidato? 

E perché mentre un sindaco eletto può essere immediatamente sospeso dopo una sentenza di primo grado, il parlamentare, non più eletto ma nominato almeno con il Porcellum, può decadere soltanto dopo che la sentenza di condanna è diventata definitiva? Qui non si tratta di difendere De Magistris o De Luca ma un principio democratico, il diritto dei cittadini ad essere amministrati dal sindaco o dal presidente di regione che hanno eletto. E’ chiaro che dopo una sentenza di condanna passata in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione, è giusto, anzi doveroso, che scatti la sospensione ma questa non può essere applicata dopo un primo grado di giudizio, dal momento che per tutti i cittadini vige il principio della presunzione d’innocenza fino al terzo grado. 

Un principio che dovrebbe valere ancora di più per un sindaco che è stato eletto per amministrare la cosa pubblica e deve essere messo nelle condizioni di farlo. Tanto varrebbe a quel punto sciogliere il consiglio comunale e tornare alle urne per consentire ai cittadini di eleggere un nuovo sindaco, anziché ritrovarsi con un primo cittadino sospeso. 

La magistratura ordinaria è sembrata ribadire il principio del rispetto della volontà popolare in attesa che sia la Corte Costituzionale a pronunciarsi in maniera definitiva sulla costituzionalità dei provvedimenti di sospensione. Ma intanto De Magistris può restare al suo posto e fare il sindaco mentre De Luca potrebbe essere sospeso all’indomani dell’insediamento come avvenuto per altri amministratori in passato. Appare evidente come in Italia troppo spesso le leggi anziché fare chiarezza non facciano che generare altro caos istituzionale, specie quando l’interpretazione delle norme, lungi dall’essere chiara ed univoca, è affidata alla discrezionalità dei tribunali. Soltanto la Consulta a questo punto potrà mettere fine alla diatriba.
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