Ecco l'identikit della "tortura" sui poliziotti. Zoom sulla legge

26 giugno 2015, Americo Mascarucci
Ecco l'identikit della 'tortura' sui poliziotti. Zoom sulla legge
Le forze di polizia sono mobilitate contro il disegno di legge sulla tortura, in particolare contro la norma relativa alla cosiddetta “tortura psicologica”. Come si ricorderà la Corte dei diritti umani ha condannato l’Italia per i fatti avvenuti al G8 di Genova del 2001 ed in particolare per l’irruzione della polizia nella scuola Diaz con conseguente pestaggio dei manifestanti che dormivano all’interno.  

Oltre ad aver comminato una sanzione all’Italia, la Corte aveva anche censurato la mancanza di una legge ad hoc contro la tortura. Per i fatti della Diaz la magistratura italiana aveva già provveduto a condannare in via definitiva gli autori dell’irruzione, funzionari di polizia e agenti che avevano partecipato alle violenze nella scuola. La sentenza della Corte dei Diritti Umani ha offerto il pretesto per tornare alla carica a tutti quelli che da anni chiedono misure più severe per gli agenti che durante operazioni di ordine pubblico “eccedono” con l’uso della forza.  

Come se la magistratura italiana non persegua già sufficientemente gli operatori delle forze dell’ordine che commettono abusi, verso i quali va detto non si avverte affatto un clima di impunità. Anzi, il più delle volte sembra che la giustizia sia molto più solerte nel perseguire e punire i poliziotti che sbagliano, piuttosto che gli autori delle violenze e delle devastazioni nelle città durante le manifestazioni. 

Fermo restando che se un poliziotto sbaglia è giusto che paghi, è però altrettanto vero che non si può colpire un’intera categoria per le colpe di pochi. Il disegno di legge sulla tortura, a detta dei sindacati di Polizia, rischierebbe di tutelare oltremodo i “delinquenti”, legando le mani a quanti sono proposti all’ordine pubblico. Le norme contenute nel ddl rischierebbero, sempre secondo i sindacati, di scoraggiare il lavoro delle forze dell’ordine data la facilità con cui si può rischiare di incorrere nel reato di tortura, anche solo psicologica. 

Il lavoro della Polizia andrebbe invece sostenuto e incentivato nel rispetto di quanti si prodigano giornalmente per la sicurezza dei cittadini. Se i poliziotti, i carabinieri, o la Guardia di Finanza, compiono una brillante operazione arrestando cinquanta mafiosi, camorristi, pluriomicidi, spacciatori di droga, rapinatori, stupratori e via dicendo, tutto sommato fanno il loro mestiere e nessuno si sente in dovere di ringraziarli più di tanto. Se invece, nelle città avvengono rapine, stupri, si vende la droga in mezzo alla piazza e sotto le finestre delle persone, tutti ad indignarsi perché le forze dell’ordine se ne fregano, non fanno niente per proteggere gli onesti cittadini che pagano le tasse. 

Dulcis in fundo, quando poi ci sono le manifestazioni degli estremisti di qualsiasi colore politico, si pretende che i poliziotti garantiscano l’ordine, impediscano alla teppaglia di mettere a ferro a fuoco le città, di sfasciare le vetrine dei negozi, di far saltare i bancomat delle banche, di imbrattare muri e monumenti storici. Ma quando poi di fronte a tentativi di aggressione le forze dell’ordine reagiscono caricando la folla e usando i manganelli, allora apriti cielo! 

Chi lo sente il senatore Luigi Manconi! Proprio lui che da anni va sostenendo l’obbligo di dotare ogni agente impiegato in operazioni di pubblica sicurezza di un codice di identificazione sul casco, in modo tale da poterlo beccare subito appena blocca qualche bravo figlio di papà con il volto coperto, la molotov in mano, e che magari poco prima ha pure tirato un sampietrino in testa a qualcuno. Come se le parti fossero invertite. I poliziotti, cioè lo Stato, costretti ad essere marchiati a fuoco per essere subito beccati e puniti appena sgarrano, mentre gli altri, cioè l’anti- Stato (perché questo sono i teppisti che devastano le città) liberi di agire a volto coperto e spesso senza possibilità di riconoscimento. 

Adesso ci si è messa pure la legge sulla tortura a rendere ancora più difficoltoso e deprimente il lavoro delle forze dell’ordine. Lo Stato che punisce se stesso e che interpreta il concetto di legalità in senso opposto; una legalità che sembra non più rivolta in favore del commerciante che ha il diritto di non vedersi distrutto il proprio negozio, ma del manifestante violento che, pur non avendo il diritto di distruggere negozi, auto, banche, ha però quello di non essere picchiato dalla Polizia. E poco importa se poi a picchiare per primo è lui. 

Basta mostrarsi alle telecamere con il volto ricoperto di sangue e le mani alzate per ergersi a vittima del sistema. “Tortura, tortura, tortura”, e poi sta al poliziotto dimostrare il contrario (se ci riesce). Ecco perché i sindacati di Polizia sono legittimamente sul piede di guerra e questo non c’entra nulla con i fatti della Diaz che, lo ripetiamo, sono stati accertati dalla magistratura e giustamente puniti in via definitiva, senza sconti per nessuno. Qui c’entra il diritto dei poliziotti, dei carabinieri e di quanti sono impegnati nel comparto della sicurezza a lavorare in serenità e senza la spada di Damocle di finire sotto processo ed essere pure condannati soltanto per compiacere un’Europa, che sempre più spesso si occupa del dito al posto della luna. 
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