Cassa depositi e Prestiti: trasformazione o rivoluzione?

26 giugno 2015, Luca Lippi
Cassa depositi e Prestiti: trasformazione o rivoluzione?
La scelta del Governo è una palese imposizione. Sottolineiamo che la rimozione dei vertici è avvenuta con un anno di anticipo, è quindi l’espressione di una trasformazione “autoritaria” volta a controllare l’indirizzo degli investimenti

La Cassa depositi e Prestiti è la più importante istituzione finanziaria del Paese (azionista di ENI, Terna e SNAM), privatizzata il novembre 2003 si è trasformata in una sorta di fondo sovrano i cui investimenti “gravano” totalmente sulle spalle degli investitori postali.

La raccolta netta di CdP nel 2014 è stata di 252 miliardi di euro, e dal 2010 ormai guida l’Economia Italiana. L’entrata "a gamba tesa" di Matteo Renzi alla testa di CdP fa pensare che ci siano disegni e quindi proviamo a ipotizzare le prossime mosse.

La prima potrebbe essere la ridefinizione delle partecipazioni strategiche. Eni Terna Snam e Sace. La Sace è una società preposta al controllo degli investimenti delle aziende italiane all’estero, le altre sono la punta di diamante del settore energetico del nostro Paese. La privatizzazione parziale di queste aziende consiste nel trasferire quote del tesoro nella disponibilità di CdP riportando il controllo di un settore strategico per il Paese nella piena disponibilità del ministro del Tesoro.

La seconda mossa potrebbe essere quella di uniformare le regole di erogazione del credito a quelle del Fondo strategico italiano. In buona sostanza, CDP non potrà più intervenire nel rifinanziamento di aziende che abbiano chiuso in rosso i propri bilanci; di fatto, CDP si allinea alla procedura del mercato bancario che non concede il favore del credito ad aziende senza più che solide garanzie (tradotto, soldi se ne danno solo a chi ne ha).

L’altra mossa dovrebbe essere quella di sospendere o chiudere definitivamente il Fondo investimenti per l’Abitare istituito solo cinque anni fa. Un controsenso se pensiamo a quanto sia importante l’edilizia abitativa sociale in questo periodo, e infatti…non essendo un investimento diretto a reddito conveniente, CDP destinerà le liquidità del fondo generate dal risparmio postale per lavorare alla riqualificazione degli alloggi di proprietà delle aziende che si occupano di edilizia residenziale pubblica.

A seguire, la “nuova CDP” avendo in progetto di istituire dei comitati di risparmiatori postali (seguendo rigide regole di nomina per concorso pubblico), sarà in grado di proporre “libretti di risparmio di scopo” e “libretti di risparmio locale”. I primi a tasso fisso (secondo indiscrezioni) serviranno a finanziare opere pubbliche, i secondi serviranno a finanziare opere del comune di residenza del sottoscrittore, sempre individuate dal comitato dei risparmiatori postali.

Nell’ottica della ridefinizione delle partecipazioni strategiche, il governo ha “in odore” di obbligare Cassa depositi e prestiti a re-investire gli utili (in parte derivano dalle società partecipate, molte delle quali operano in regime di monopolio) concedendo prestiti a tasso agevolato agli enti locali. Nei primi dieci anni dopo la privatizzazione della Cassa, infatti, CdP avrebbe "riconosciuto" alle Fondazioni bancarie quasi due miliardi di euro sotto forma di dividendi. 

E’ il tentativo da parte del governo di rimodulare il ruolo di CDP concertando la massimizzazione del profitto con una particolare attenzione a temi di equità sociale e impatto ambientale. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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