Vertice Ue sui Migranti, Renzi alza la voce a Bruxelles ma l'accordo è "modesto"

26 giugno 2015, Andrea Barcariol
Vertice Ue sui Migranti, Renzi alza la voce a Bruxelles ma l'accordo è 'modesto'
Questa volta ha sbattuto i pugni sul tavolo, ma con scarsi risultati. Matteo Renzi nel vertice a Bruxelles del Consiglio Europeo ha abbandonato la diplomazia per affrontare l'argomento immigrazione in maniera decisica. "Se non siete d'accordo sui 40mila da accogliere non siete degni di chiamarvi Europa. Non accetterò mai che questa discussione sia così meschina e egoista". Non solo. "Se questa è la vostra idea d'Europa, tenetevela. O c'è solidarietà, o non farteci perdere tempo".

Frasi arrivate dopo che Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, aveva aperto i lavori dichiarando: "Non c'è consenso tra gli Stati membri per quote obbligatorie di richiedenti asilo da accogliere per allentare la pressione su Italia e Grecia", proponendo un meccanismo basato sulla "volontarietà". Praticamente un modo per non per non imporre nulla ai Paesi riluttanti, una sorta di dichiarazione di guerra che ha trovato il sostegno dei Paesi dell'Est, ma l'ostilità del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker che ha difeso la proposta delle quote sull'immigrazione, confrontandosi duramente con Tusk.

Parole dure anche dalla responsabile della politica estera dell'Unione, Federica Mogherini: "Se l'Europa non riesce a redistribuire 60 mila migranti (i 40 mila richiedenti asilo già giunti in Italia e Grecia e i 20 mila ospitati nei campi profughi nei paesi terzi), vuol dire che non siamo la grande Europa che può andare a negoziare in giro per il mondo. Appoggiate tutti con entusiasmo a nostra strategia esterna sull'immigrazione ma senza decisioni sulla solidarietà interna la nostra credibilità crolla".

Alla fine si è trovato un accordo ma a ribasso: l'Europa si farà carico di 40mila migranti da distribuire in due anni. A questi si aggiungeranno altre 20mila persone provenienti dai campi profughi di Paesi terzi, da ricollocare su base volontaria. Un accordo “modesto”, come lo ha definito il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che non specifica la ripartizione tra i singoli Paesi, ma rimanda a una successiva decisione da prendere a luglio con il rischio che i Paesi più contrari, come Repubblica Ceca e Slovacchia, facciano saltare tutto.


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