Stress test, l'Italia (non la Germania) supera la prova: 4 banche su 5 ce la fanno

26 luglio 2016 ore 9:36, Luca Lippi
Il 29, presumibilmente a Borse chiuse, usciranno gli stress test sulle banche europee, in concreto il mondo finanziario già conosce i risultati e soprattutto li conoscono i mercati, o meglio gli operatori istituzionali, tutto il resto vive costantemente in balia degli eventi e crea quella volatilità e quei movimenti esagerati delle quotazioni che stanno diventando la norma ma che nei fatti sono una normalizzazione di cose che non sono normali.
Per far capire meglio, la Borsa di questi ultimi mesi, forse qualche anno, è come un polpo cui è stata recisa la testa (gli investitori istituzionali).
Detto questo, le indiscrezioni parlano di un sistema bancario nazionale piuttosto solido, stando alle prime informazioni trapelate in anticipo sui risultati ufficiali del 29 luglio, delle cinque banche italiane più importanti solo Mps, come peraltro previsto da mercati e analisti, sarà bocciata agli esami dell’Eba e della Vigilanza della Bce sulle 53 banche sistematicamente più importanti d’Europa.
Se da un lato la banca senese in serie difficoltà patrimoniali brucerebbe gran parte del Cet1 attuale nelle simulazioni di scenario avverso previste, dall’altro per Intesa Sanpaolo e Unicredit i risultati sarebbe convincenti. 
La prima per esempio ha raggiunto uno degli esiti più positivi di tutti i test, mentre per Unicredit il risultato sarebbe comunque nella parte medio-alta della classifica.
Banco Popolare e Ubi Banca terrebbero bene anche loro, con una resistenza ai test nella parta alta della classifica. Le indiscrezioni si basano sui dati preliminari già riferiti dalle autorità in privato ai vertici delle banche in una serie di incontri vis-a-vis. Il Single Supervisory Mechanism della Bce che ha condotto gli stress test si è riunito giovedì e venerdì scorsi.


Pier Carlo Padoan ha voluto rassicurare sul fatto che “non esiste un problema delle banche in Italia”, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha sottolineato che la questione delle sofferenze, seppure critica, è sopravvalutata nella sua gravità dai mercati.
Il conto alla rovescia per sapere la verità sullo stato di salute delle banche è iniziato. La Bce annuncerà i risultati ufficiali degli stress test tra pochi giorni. Essi avranno un impatto meno grande del solito sui mercati, in quanto sono più un giudizio generale sulla solidità patrimoniale delle banche, che non porteranno però all’imposizione di aumenti di capitale. Detto questo, avranno un effetto negativo su quegli istituti come Mps che mostreranno una carenza di cuscinetti di capitale.
A preoccupare è anche lo stato di salute del settore in Germania e in Austria.
Deutsche Bank ha un’esposizione allarmante al mercato dei derivati e il Fondo Monetario Internazionale l’ha individuata come il rischio sistemico numero uno in Europa. 
Molte casse regionali tedesche, alcune a capitale pubblico, non hanno i conti in ordine. In Austria gruppi come Erste Bank e Raiffesenbank pagano, così come Unicredit, gli affari non soddisfacenti nell’Est Europa.
Credit Suiss, che negli ambienti finanziari è assai più considerata di qualunque altra istituzione deputata a fare valutazioni per commissione, giudicherebbe le nostre banche (anticipando European Banking Authority) in un report dove ha applicato stress test di sistema secondo i canoni di chi fa banca da quando è nata la moneta.
Stando al test di Credit Suisse, infatti, solo Intesa Sanpaolo e UBI potrebbero contare su un capitale aggiuntivo anche in caso di scenario non favorevole. Negative le performance di Unicredit e Mps, per le quali la banca svizzera calcola un ammanco di capitale compreso tra i 4 e i 9 miliardi nel primo caso e tra i 600 milioni e i 3,5 miliardi nel secondo.
Già da questo siamo in grado di capire che le cifre elaborate dal governatore di Bankitalia sono reali e quindi è anche vero che i rischi sono sovrastimati (confermando le parole stesse di Visco).
Credit Suisse inoltre stima in non meno di 30 miliardi la somma di cui il fondo Atlante dovrebbe dotarsi per sfoltire in maniera drastica i Non performing loans delle banche italiane (che ammontano complessivamente a 200 miliardi di euro).
Tuttavia c’è già pronto Giasone, il fratello minore per età ma non per consistenza, di Atlante (parliamo di istituzioni finanziarie aggregative) all’interno del quale potrebbe transitare il capitale necessario a “salvare” le sorti di Mps, e nulla osta che Ubi Banca per il momento dotata di portafoglio ma carente di notorietà internazionale, possa passare per Giasone allo scopo di affiancare Mps che sarà dotata di meno portafoglio ma sicuramente ben equipaggiata di sportelli a livello internazionale. E mentre il polpo senza testa è vittima di se stesso, le quotazioni diventano sempre più interessanti per chi vuole comprare.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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