Pensioni in lenta riforma: nuove misure e la ricerca delle coperture

26 luglio 2016 ore 17:08, Luca Lippi
Facciamo un veloce punto della situazione sulle pensioni con le ultime novità e soprattutto su come il governo avrebbe individuato le risorse per azionarne il meccanismo.
Riforma pensioni: l’iter della riforma pensionistica prosegue e, insieme all’Ape (l’anticipo pensionistico per gli over 63, che sarà la prossima via d’uscita per la pensione anticipata) si stagliano all’orizzonte diverse novità, attualmente allo studio del Governo. 
Tra queste la cosiddetta “uscita precoci” con 41 anni di contributi.
L’Ape rimane il corpo centrale della riforma, l’anticipo pensionistico per gli “over 63” finanziato con un prestito bancario assicurato ed erogato con la preventiva “certificazione” dell’Inps. 
L’ape consentirà l’uscita anticipata al lavoro a chi ha superato 63 anni grazie a un prestito garantito dalla banche. 
Questo prestito dovrà essere rimborsato a rate in 20 anni. Il prepensionamento avrà il costo occulto (oltre interessi e competenze all’istituzione finanziaria privata che interviene nel “prefinanziamento”) che è la decurtazione dell’assegno pensionistico. Tuttavia tali penalizzazioni saranno in parte compensate per alcune fasce di lavoratori da un meccanismo di detrazioni fiscali.
Per quanto riguarda i precoci (ossia coloro che hanno iniziato a lavorare, e dunque hanno versamenti contributivi, già tra i 14 e i 18 anni di età) che è Il secondo punto della riforma, il governo pensa di riconoscere a tale fetta di lavoratori un riconoscimento di un bonus contributivo di 4 o 6 mesi l’anno; ciò consentirà loro di pensionarsi anche con 41 anni di contributi complessivi. Resta da definire con precisione la platea dei lavoratori interessati dall’intervento anche per quantificarne con precisione i costi.
Altra misura allo studio è quella della semplificazione dei requisiti per i lavoratori impiegati in mansioni “usuranti” (dal 2011 al 2015 sono riusciti a pensionarsi con i requisiti ridotti solo 2mila lavoratori sugli 11mila che hanno presentato domanda).

Pensioni in lenta riforma: nuove misure e la ricerca delle coperture
 
E ancora, potrebbe essere previsto anche un pacchetto di misure per chi è già in pensione ma l’assegno è ai limiti della sopravvivenza, per questo si pensa ad allargare la platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità, oggi ristretta solo agli assegni sotto i 750 euro mensili corrispondenti a 9.786 euro e 86 centesimi lordi l’anno. 
L’intervento del Governo dovrebbe portare a un innalzamento della quota a 12-13mila euro lordi annui.
In ultima analisi, ma non ultima, il Governo sta valutando la possibilità di allargare il bacino della “no tax area”, della quale allo stato attuale possono beneficiare i pensionati “under 75” con un reddito pensionistico inferiore ai 7.750 euro annui e gli “over 75” con assegni annuali non superiori agli 8mila euro. Si pensa di alzare il tetto per tutti i pensionati a 8.124 euro allineandolo sostanzialmente a quello già previsto per i lavoratori dipendenti
Riguardo i lavoratori che decideranno di uscire volontariamente e saranno in possesso di un reddito medio-alto non dovrebbero usufruire di alcuna detrazione.
Detto questo, rimane da risolvere la questione delle coperture. In sostanza, quanto costa la riforma pensioni 2016?
Diverse le ipotesi per la copertura economica della riforma pensioni 2016. Sempre a livello economico poi vanno considerati anche gli arretrati del blocco delle rivalutazioni. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di “estendere la platea delle ricongiunzioni gratuite”.
In conclusione, dando per scontato che il Governo cercherà quanto più di evitare di cacciare troppi soldi (che oggi non ci sono), anche sull’Ape, che sembrava un intervento a costo zero per le casse statali, qualcosa deve essere destinato. Il prestito bancario riduce i costi per le casse statali, ma le soluzioni per ridurre la rata a disoccupati, famiglie numerose e pensioni basse sottintende la necessità di trovare risorse a copertura. Senza parlare del finanziamento al possibile intervento a favore dei lavoratori precoci. Insomma, le cifre di cui non si è ancora parlato saranno l’indizio più importante sulle future mosse del Governo.
Tutto fa pensare che il salvataggio di Mps sia già stato pianificato (i movimenti di Borsa non sono un riferimento, lo abbiamo già spiegato bene ieri), oltretutto si ha la sensazione che Padoan a margine del G20 abbia già strappato la stretta di mano di Bruxelles sulla flessibilità. Seguiamo con attenzione.

autore / Luca Lippi
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