Europee. Terremoto in Francia e GB, governativi puniti in (quasi) tutta l’Unione. Cosa cambierà

26 maggio 2014 ore 9:24, intelligo
Europee. Terremoto  in Francia e GB, governativi puniti in (quasi) tutta l’Unione. Cosa cambierà
di Marco Guerra Le famiglie politiche filo-europee  – il Partito Popolare europeo e il Partito Socialista Europeo – sono costrette a trovare una maggioranza e soprattutto una linea comune per dare una guida salda alle istituzioni europee e per tenere a bada le cospicue truppe dei cosiddetti partiti euroscettici.   Il segnale che arriva dalle urne del Vecchio Continente è infatti evidente, i partiti di governo sono puniti sonoramente (tranne che in Italia) mentre chi vuole cancellare con un colpo di spugna l’Europa della burocrazia e dei vincoli raccoglie a piene mani il malcontento degli elettori. Su tutto il quadro emergono i dati straordinari del Front National in Francia con oltre il 25% dei voti e dell’Ukip in Gran Bretagna che sfiora il 30% dei consensi. Risultato shock anche in Grecia. Nella grande malata d’Europa le ali estreme fanno il botto: Syriza, sinistra radicale comunista di Alexis Tsipras, sarebbe al primo posto con il 26%-28%; gli ultranazionalisti Alba Dorata si piazzano al terzo posto con il 10%. Puniti i ‘governativi’ anche in Spagna con i Popolari e Socialisti che perdono rispettivamente 8 e 9 seggi. Mentre in Germania arretra ma tiene la Cdu della Merkel  fermandosi al 35,5%, dietro alla quale si attesta l’alleato social-democratico al 27%, ma la vera sorpresa delle elezioni europee in Germania sono gli euroscettici di Alternative für Deutschland che toccano il 7% e il seggio conquistato dai neo-nazisti dell’Npd. La scossa anti europea arriva poi dalla Danimarca, che vede il partito nazionalista in prima posizione; dall’Austria con il partito di destra euroscettico Fpoe (che fu di Jorg Haider) al terzo posto con il 20% (+7,2%); dall’Ungheria, dove la sfida tutta a destra registra l’ennesima netta affermazione del partito del premier Orban (51%) che non ha mai attenuato il suo aperto contrasto con le politiche dell’Unione, e in seconda posizione gli xenofobi di Jobbik che, con il 15%, superano il partito socialista. Non sfondano ma ottengono un buon risultato anche il partito nazionalista finlandese (‘Veri finlandesi’ 12,8%) e il partito populista olandese di Geert Wilders (12,7%). Insomma l’Italia e il Partito democratico di Renzi si ritrovano ad essere l’unica diga contro la marea euroscettica che si appresta a raggiungere Strasburgo. Adesso la soluzione che si prospetta è una grande coalizione allargata formata da PPE e PSE che, sommando circa 220 e 180 parlamentari, otterrebbe una maggioranza assoluta di appena 400 seggi sui 751 complessivi dell’emiciclo. Almeno 130 quelli conquistati solo dalle forze populiste nazionaliste di destra; molte altre decine saranno assegnati agli euroscettici di sinistra. Prima di questi calcoli però bisognerà vedere cosa succederà nelle cancellerie dove si è registrato l’epicentro del sisma. A Parigi la Le Pen chiede le immediate dimissioni di Holland e il voto per il rinnovo per il parlamento che al momento vede solo due scranni assegnati al primo partito di Francia. Elezioni subito invocate anche da Alexis Tsipras in Grecia. A Londra va oltre, invece, Nigel Farage che, a urne chiuse, invoca l’uscita della Gran Bretagna per l’uscita dall’Europa. Eloquente uno dei twitt più diffusi dopo il voto: “Uno spettro si aggira per l’Europa: l’Europa”.  
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