Lavoro, di indeterminato c'è solo il governo. Ecco perchè

26 maggio 2015, Luca Lippi
Lavoro, di indeterminato c'è solo il governo. Ecco perchè
Il ministero del Lavoro comunica i dati che si riferiscono al mese di aprile: 756.926 contratti di lavoro, 171.515 di questi a tempo indeterminato (22,7% del totale, in calo dal 25,3% di marzo). Ad aprile sono cessati 546.382 contratti, il saldo netto del mese è pari a 210.544, molto più del doppio dei +92 mila di marzo.

Il dettaglio della relazione dice che 35.883 sono contratti a tempo determinato trasformati in contratti a tempo indeterminato. Riguardo al saldo netto dei contratti a tempo indeterminato, posto la chiusura di 122.979 contratti, il saldo netto complessivo è 48.436 ad aprile. Considerato il periodo, questi dati devono essere analizzati con molta cautela, prima di tutto aspettando le conferme dall’ISTAT. Per il mese di marzo è accaduta la medesima cosa, il ministero aveva comunicato dati positivi poi regolarmente smentiti nell’enfasi dall’ISTAT che nello stesso mese registrava aumento della disoccupazione dello 0,2% e calo dell’occupazione.

Per esperienza (dati storici che ovviamente non sono funzionali alla propaganda) in aprile si segna l’inizio della stagione turistica, dove tradizionalmente si sottoscrivono contratti nelle attività dei servizi, poi c’è sempre da considerare il trend della trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato grazie alla decontribuzione post Jobs Act per i primi tre anni dalla data di assunzione.

Il colpo d’occhio offre comunque una percentuale piuttosto alta rispetto a quanto registrato nei primi mesi dello scorso anno, tuttavia non sufficiente a ipotizzare un’inversione di tendenza sul mercato del lavoro. E’ intellettualmente corretto affermare che senza ripresa economica (al momento segnalata in termini “decimali” tutt’altro che confortanti) è totalmente inutile e lezioso parlare di effetti positivi del Jobs Act. 

La maggiore flessibilità dei contratti stabili e lo sgravio ai fini dei contributi INPS per i primi tre anni dalla data di assunzione avrebbero dovuto produrre numeri prodigiosi almeno in questo periodo, dobbiamo quindi aspettarci una smentita clamorosa dall’ISTAT nel giro di pochissimi giorni.

Attendiamo con ansia, e seguiamo.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]