Europa. Per Prodi siamo alla canna del gas. Francia e Spagna arroganti

26 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Europa. Per Prodi siamo alla canna del gas. Francia e Spagna arroganti
Il rischio che l’Europa si sgretoli sotto le spinte dei nuovi nazionalismi e dei nuovi comunismi è confermato dal vento del voto che soffia dalla Polonia alla Spagna passando per la Grecia. In quello che Romano Prodi, uno dei padri dell’euro nonché commissario europeo, definisce “lunedì nero” per l’Europa. 

Conversando con Aldo Cazzullo sul Corsera, il Professore si mostra preoccupato per come tra gli Stati membri ormai prevalga il tratto individualista su quello comunitario. Da Atene a Madrid e Barcellona “dove crollano i partiti. Francia e Inghilterra si sono chiamate fuori dall’accordo sugli immigrati”, annota Prodi particolarmente colpito dal voto polacco. 

POLONIA. La vittoria di Duda segnala non solo l’avanzata degli ultra-conservatori ed euro-scettici ma anche, e forse soprattutto, il fatto che la Polonia “è il Paese che ha performato meglio in questi anni, che ha ricevuto più aiuti dall’Europa. È la sesta economia dell’Unione. Ne esprime il presidente, Donald Tusk. Ma l’uomo di Tusk ha perso. E ha vinto l’uomo di Kaczynski. Con una linea portatrice di tensioni, perché fortemente antieuropea. Antitedesca. E antirussa”. Ed è questo l’aspetto che segnala un cambio di paradigma nel come si sta insieme e nel cosa si deve fare. 

SPAGNA. Il voto in Spagna con Podemos che sbanca nelle due città-chiave del Paese, lo legge come “una rivoluzione politica” interna più che un segnale anti-europeo. In altre parole, una sorta di resa dei conti tra partiti tradizionali e movimenti popolari che non accettano più rigore e regole imposte da Berlino. 

GRECIA. Lo sguardo su Atene rimanda agli errori dell’Europa a trazione tedesca. “È ormai chiaro che la Grecia tanti soldi da pagare non li ha. Lo sapevano tutti. Il 25% dei greci è disoccupato, il reddito è crollato molto più di quanto si attendessero i fautori dell’austerity. La Grecia non ha lo sfogo dell’export che ha l’Italia, la Grecia esporta meno della provincia di Reggio Emilia”. L’errore a monte, è stato aver fatto finta di niente per troppo tempo e poi esercitarsi “un braccio di ferro in cui ognuno ha pensato che l’altro cedesse; invece per salvarsi ognuno dovrebbe cedere qualcosa. Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più”. 

IMMIGRAZIONE. Pur ammettendo che con Atene “siamo alla canna del gas” e tuttavia “c’è ancora lo spazio per un accordo”, il Professore consegna una radiografia dell’Europa che disorienta, soprattutto sul versante dell’immigrazione, compresi in tentativi di Renzi si farsi ascoltare da Bruxelles: “I richiami alla solidarietà europea ne ha fatti, ma non si vede una politica alternativa a quella di Berlino. Eravamo un’Unione di minoranze; ora siamo un’Europa a una dimensione, quella tedesca. Ho sperato a lungo che Francia, Spagna e Italia trovassero una linea comune. Non ci sono riusciti, perché ogni Paese credeva di essere più bravo dell’altro; in particolare la Spagna e la Francia pensavano di essere più brave dell’Italia. Il voltafaccia di Parigi sugli immigrati è clamoroso: l’Europa ha annunciato un accordo, e l’ha disatteso sei giorni dopo. Almeno Cameron ci ha presi in giro fin da subito: ha offerto le sue navi per il salvataggio dei profughi, a patto che restassero tutti in Italia”. 

La chiosa del Prof  è altrettanto inquietante, specie se viene da chi come lui in Europa c’è stato a lungo: “Se si leva un vento di disgregazione, non lo ferma nessuno”. Outing?

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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